Il provvedimento sul disagio economico

Governo: piano antipovertà in Consiglio dei ministri. Sussidio di 600 euro a 1 milione di persone (oltre 400mila stranieri)

di Camillo Cipriani - - Primo piano

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In tre anni in forte aumento la povertà tra le famiglie toscaneROMA – Il piano anti povertà contenuto nel ddl che sarà esaminato domani dal Consiglio dei ministri, parte dalle famiglie con minori e riguarderà in prima battuta circa 250.000 nuclei familiari con 550.000 bambini per un totale di un milione di persone. Nei giorni scorsi il premier Matteo Renzi aveva annunciato che il sostegno al reddito da definire riguarderà i minori sotto la soglia di povertà che in Italia sono circa un milione. Ma di questo milione, secondo gli ultimi dati Istat presentati in Senato lo scorso novembre, oltre 400.000 sono stranieri. Fra stranieri e italiani probabilmente ci rientreranno una larga parte di famiglie di nomadi. Nel rispetto delle direttive comunitarie molti degli stranieri potrebbero non avere diritto al sussidio dato che la prestazione contro la povertà andrebbe erogata a tutti i cittadini comunitari, gli extracomunitari con la Carta di soggiorno (un permesso a tempo indeterminato a chi risiede da almeno cinque anni) e ai familiari extracomunitari di cittadini comunitari. Si tratta di un’altra misura di vago sapore elettoralistico, tipo gli 80 euro o i 500 euro ai diciottenni, ma destinata a intaccare ancora una volta i conti pubblici.

L’obiettivo è il riordino degli strumenti a tutela delle persone in condizioni di disagio economico, ma sotto il profilo quantitativo al momento si tratterebbe solo di un intervento limitato alle risorse stanziate per il 2016 dalla legge di Stabilità: 600 milioni per arrivare a un miliardo dal 2017. In pratica se si considerano un milione di persone che potrebbero avere diritto al sostegno, si avrebbe un sussidio nell’anno di 600 euro a testa (700 se si considerano anche i 100 milioni delle fondazioni bancarie), pari a meno di 60 euro al mese.

AUTONOMI – Domani il Consiglio dei ministri esaminerà anche il provvedimento per l’estensione dei diritti dei lavoratori autonomi, a partire dalla malattia e la maternità. L’obiettivo del ddl in 22 articoli è evitare ‘abusi’ e garantire anche ai lavoratori autonomi, con l’esclusione degli imprenditori, anche di piccole dimensioni, le tutele essenziali. In particolare dovrebbero dichiararsi ”prive di effetto” le clausole che prevedono i pagamenti dilazionati di oltre 60 giorni ed “abusivo” il rifiuto a stipulare contratti per iscritto. Si tutelano gravidanza, malattia e maternità chiarendo che questi eventi non comportano l’estinzione del contratto ma solo la sospensione dell’esecuzione dell’attività senza diritto al corrispettivo. Per malattie che superano i 60 giorni il versamento dei contributi viene sospeso fino a un massimo di due anni. Ad entrambi i genitori dei bambini nati dal primo gennaio di quest’anno viene garantito inoltre un congedo di sei mesi entro i primi tre anni di vita del bambino. Le spese di formazione professionale, incluse quelle di viaggio e soggiorno, saranno deducibili “integralmente” e non piu’ per il 50% e fino a un massimo di 10.000 euro.

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Camillo Cipriani

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