Dopo l'iniziativa della Svezia

Immigrazione: anche la Finlandia procede alle espulsioni di massa. Saranno rimpatriati 20.000 migranti

di Paolo Padoin - - Cronaca, Economia, Politica

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migranti

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HELSINKI – Dopo la Svezia anche la Finlandia si prepara a espellere gli immigrati richiedenti asilo che sono sul proprio territorio. Il governo ha deciso di seguire l’esempio del paese vicino Svezia, annunciando il rimpatrio di 20mila profughi provenienti in larga parte da Somalia e Afghanistan, su un totale di 32mila arrivi nel corso del 2015. «In linea di principio si parla di due terzi, approssimativamente del 65%», ha dichiarato Paivi Nerg, funzionaria del ministero dell’Interno. Una percentuale in realtà non diversa da quella degli anni precedenti, ma che corrisponde ad un numero assoluto molto più elevato visto il flusso migratorio registrato lo scorso anno.

Le autorità stanno pianificando la realizzazione di centri di transito in cui separare coloro che saranno rimpatriati da quelli che torneranno a casa su base volontaria. Le operazioni di rientro avverranno gradualmente, man mano che verranno esaminate le richieste d’asilo. Due voli charter sono già stati programmati con destinazione Iraq nei prossimi mesi, mentre già quattromila profughi hanno ritirato le proprie domande. Il governo, intanto, continua anche le negoziazioni con la Russia per bloccare l’arrivo di altri migranti nel Paese attraverso la regione antartica.

I paesi nord europei, dunque, lanciano un decisivo segnale di chiusura, completato dall’approvazione da parte della Danimarca martedì scorso di una riforma del diritto d’asilo che autorizza la confisca dei beni dei migranti e allunga da uno a tre anni i tempi per i ricongiungimenti familiari. Anche l’Olanda non ha nascosto la propria intenzione di rimandare in Turchia tutti i migranti che arrivano dalla Grecia. Il fronte nordico dunque si sta organizzando, insieme alla Germania, per respingere l’ondata di profughi che sta invadendo il loro territorio e mette in pericolo l’applicazione e la sopravvivenza di Schengen, nonostante le affermazioni contrarie del nostro premier, mentre il nostro Paese, grazie alle associazioni cattoliche, alla Chiesa e alla pressione delle sinistre continua ad accollarsi il peso di un’accoglienza spropositata che, alla lunga può mettere in pericolo la nostra coesione sociale e le nostre finanze.

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Paolo Padoin

Paolo Padoin

già Prefetto di Firenze
paolo.padoin@firenzepost.it

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