E c'è chi vuole il progetto del senatore Damiano

Pensioni: il Governo decide sulla flessibilità. Le proposte sul tappeto. Ma incombono le sentenze dei Tribunali e della Consulta

di Paolo Padoin - - Cronaca, Economia, Politica

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Sede Inps

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In questo inizio di 2016, il tema delle pensioni è tornato alla ribalta con una serie di proposte formulate da molte forze politiche e, impropriamente, anche dal Presidente dell’Inps, Tito Boeri. Si va dall’eliminazione tout court della riforma Monti Fornero, agli assegni per coloro che hanno più di 55 anni e sono senza lavoro, al reddito di cittadinanza anche per i cosiddetti “pensionati poveri”, all’introduzione della quota 100 e a diverse forme di flessibilità in uscita e opzioni donna.

PREVIDENZA – Tanto si legge in un articolo – apparso sul Corriere della Sera – di Alberto Brambilla, Presidente di Itinerari Previdenziali, noto esperto in materia il quale afferma inoltre: “a queste si aggiungono alcune improbabili elucubrazioni sul ricalcolo con il metodo contributivo, sul cumulo pensioni redditi da lavoro e sulle ormai consunte proposte sulle “pensioni d’oro”. Una situazione di questo genere continua a creare insicurezza con risvolti negativi su sviluppo e consumi.

PROPOSTE – Brambilla osserva che, se passassero alcune delle proposte tipo il reddito di cittadinanza (700 € al mese) i costi aggiuntivi da reperire partirebbero dai 9 miliardi per una platea di un milioni di beneficiari; il doppio se fossero 2 milioni. Anche l’assegno ai disoccupati con più di 55 anni costerebbe molti miliardi e come per il reddito di cittadinanza sarebbe da dimostrare che queste misure possano essere utili alla crescita dei “doveri di cittadinanza” unico motore dei “diritti di cittadinanza”. Ritiene giustamente improponibile la proposta di portare tutte le pensioni a mille euro al mese perché oltre a “squassare” l’intero sistema previdenziale (costerebbe oltre 15 miliardi, premierebbe solo chi non ha mai versato contributi a scapito di chi invece a fatto il proprio dovere di cittadino pagando tasse e appunto contributi) e incentiverebbe l’evasione contributiva.

FLESSIBILITÀ – E’ innegabile però che la riforma Fornero ha modificato uno dei pilastri della riforma Dini del 1995: la flessibilità in uscita, elemento cruciale di un sistema pensionistico. Ciò ha prodotto ulteriore instabilità e insicurezza tra lavoratori e pensionati oltre al fenomeno dei cosiddetti “esodati” per i quali entro il 2017 (ultimo anno per il fenomeno) occorrerebbe un’ultima sanatoria, con altri esborsi elevati per le casse dello Stato.

DAMIANO – Di tutte le proposte sul tappeto, secondo Brambilla il progetto presentato da Cesare Damiano è quello che risponde meglio alle necessità di sistema e a quelle dei lavoratori, senza incidere pesantemente sui conti pubblici. Il progetto è semplice e si applica progressivamente a partire dagli esodati, ai disoccupati di lungo periodo e ai lavoratori con difficoltà di reinserimento o a quelli con gravi problemi familiari per poi entrare a regime per tutti; la “forchetta” di uscita è tra i 63 e i 70 anni e con 35 anni di contribuzione (meglio se la contribuzione figurativa non eccede i 2 anni); sono introdotti inoltre correttivi attuariali per la parte retributiva mentre per quella contributiva si applicano i normali coefficienti di trasformazione.

Gli eventuali interventi in questo campo debbono poi tener conto delle pronunce della Consulta e di alcuni tribunali, ultimo quello di Palermo, che hanno ribadito l’incostituzionalità del contributo di solidarietà sulle pensioni più elevate e hanno rispedito alla stessa Consulta il giudizio sulla legittimità della parziale perequazione disposta dal Governo. Senza dimenticare che la Consulta si dovrà esprimere ancora una volta sulla legittimità dei contributi di solidarietà fissati dal Governo Letta fino al 31 dicembre 2016. Occorre quindi varare una sola riforma, ma fatta bene, che salvaguardi i vari interessi in gioco, al fine di evitare tutte quelle proposte di esperti, politici, bocconiani e simili che quasi ogni giorno angustiano l’esistenza di moltissimi pensionati. Il 2016 potrebbe diventare l’anno della flessibilità e della parola “fine” alle riforme pensionistiche, a condizione che politici ed esperti si decidano una buona volta a trovare una soluzione definitiva, senza intaccare i diritti acquisiti di chi ha pagato contributi salati e tasse ancor più salate per oltre 40 anni.

 

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Paolo Padoin

Paolo Padoin

già Prefetto di Firenze
paolo.padoin@firenzepost.it

Commenti (1)

  • nicola bardetta

    |

    e’ giustissimo attuare la flessibilita’ pensionistica ,ognuno deve essere libero di decidere quando abbandonare il mondo del la
    boro!!

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