Prevista l'unificazione nei aule di giustizia odinarie

Il tribunale dei minorenni destinato a sparire. Lo prevede la riforma del processo civile

di Camillo Cipriani - - Cronaca, Lente d'Ingrandimento, Politica

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Il Tribunale dei minori, per come lo conosciamo oggi, presto dovrebbe scomparire. Lo prevede un emendamento approvato recentemente in commissione Giustizia alla Camera, firmato dalla presidente Donatella Ferranti, Pd, e inserito nell’ambito della delega al governo per la riforma del processo civile. L’emendamento è stato riformulato e prevede un solo, lungo e dettagliato articolo che sopprime il Tribunale per i minorenni e lo accorpa come sezione specializzata ai Tribunali ordinari, sia distrettuali sia circondariali (provinciali). Lo stesso avverrà per le Procure, che saranno trasferite con personale e nuclei di polizia giudiziaria al seguito. «Evitiamo da subito inutili polemiche – spiega Ferranti – Non si tratta di un’abrogazione secca e basta, ma di un trasferimento che comporterà una valorizzazione attraverso una maggiore specializzazione».

Attualmente alcune competenze sono proprie del Tribunale ordinario, altre di quello dei minori: «E’ una separazione che non ha più senso, frutto solo di un aggravio di burocratizzazione». In questa direzione, Ferranti e gli autori della riforma sono stati incoraggiati dalle parole del primo presidente di Cassazione Giovanni Canzio nel discorso di inaugurazione dell’anno giudiziario. Specie nel passaggio in cui si sostiene la necessità di trasferire le competenze sulla giustizia tributaria a sezioni specializzate di Tribunali e Corti d’Appello: «E’ quello che noi vogliamo fare sulla Famiglia – continua Ferranti – Tra l’altro con una tutela maggiore, perché prevediamo una sezione specifica anche in Corte d’Appello, mentre oggi il Tribunale dei minori vale solo per il primo grado».

La legge parla di «sezioni circondariali e distrettuali specializzate per la persona, la famiglia e i minori» e punta a un riordino delle competenze spesso frammentate tra sedi e autorità differenti. Penale (reati commessi da chi ha meno di 18 anni), adozioni, minori non accompagnati o richiedenti asilo, saranno materia delle sezioni dei Tribunali più grandi; stato di famiglia, divorzi, separazioni resteranno in carico a quelli provinciali dove i magistrati non eserciteranno funzioni in via esclusiva ma potrebbero occuparsi, all’occorrenza, anche di altro.

Dietro questo disegno di razionalizzazione c’è anche la volontà di far lavorare meglio quei tribunali per i minorenni che spesso hanno meno cause da trattare, mentre altrove si scoppia di faldoni. A livello distrettuale, invece, ci sarà un giudice e un procuratore aggiunto che si occuperanno esclusivamente, di diritto di famiglia e dei minori, e saranno tenuti ogni anno ad aggiornarsi attraverso corsi di formazione organizzati dalla Scuola superiore della Magistratura. Le opportunità di carriera  non saranno ridotte perché a compensare la perdita di posti ai vertici la legge prevede comunque riconoscimenti direttivi.

Si tratta di un provvedimento che mira a razionalizzare la geografia giudiziaria, a un risparmio di energie e alla razionalizzazione della spesa. Che non dovrebbe causare le rivolte riscontrate in occasione del tentativo di sopprimere alcune sedi giudiziarie minori, che hanno causato rivolte in tutt’Italia.

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Camillo Cipriani

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