Da giovedì 18 a sabato 20 febbraio alle ore 21

Firenze: al Teatro Studio va in scena il «Trittico beckettiano» di Cauteruccio

di Roberta Manetti - - Cronaca, Cultura

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Giancarlo Cauteruccio in «L’ultimo nastro di Krapp» (foto M. Buscarino)

FIRENZE – Per il 110° anniversario della nascita di Samuel Beckett torna al Teatro Studio di Scandicci una delle più famose produzioni Krypton, il «Trittico Beckettiano» con la regia di Giancarlo Cauteruccio, composto da tre pièces brevi tra le più riuscite del drammaturgo irlandese: «Atto Senza Parole I» con Massimo Bevilacqua, «Non Io» con l’attrice e soprano Monica Benvenuti, «L’ultimo nastro di Krapp» con lo stesso Cauteruccio. La prima del trittico fu per il centenario, nel 2006, ma uno spettacolo significativo come questo si rivede sempre volentieri, specie se, come c’è da temere, sarà l’ultima produzione Krypton sul palco del Teatro Studio, non più indipendente, ma inglobato con Pergola, Niccolini e Teatro Era nella Fondazione Teatro della Toscana.

Il Trittico ha ricevuto il premio alla regia dell’Associazione Nazionale Critici di Teatro nel 2006 ed ha valso a Cauteruccio, anche all’estero, una duratura e meritata fama come interprete beckettiano.

«Atto senza parole I» mette in relazione il corpo coi macchinari di del teatro: il lavoro mimico-gestuale esalta e sottolinea l’incisiva capacità di Massimo Bevilacqua di azione e espressione nello spazio scenico, pensato come quel deserto che a volte diventa la macchina/palcoscenico prima ancora che essa venga messa in movimento dalla macchineria.

«Non Io» esperisce la possibilità di abbandonare il linguaggio sostituendolo coi suoni della lingua intesa esclusivamente come organo: la sostanza teatrale si riduce a una bocca che parla nel buio; è quella di Monica Benvenuti, soprano nota nel panorama nazionale e internazionale per le sue interpretazioni di musica classica e contemporanea. In una sorta di buco nero è risucchiata una donna di età avanzata, ai margini della società, nata prematura e abbandonata dai genitori. Un ricordo la ossessiona, quello di un pomeriggio di aprile in cui la sua mente attraversa un buio ravvivato solo da un costante ronzio. È in questo vuoto che “Bocca” compie un salto spirituale che la costringe a ragionare sui temi del peccato e della misericordia, dapprima affrontati con sprezzante sarcasmo, poi via via con più cautela, quasi fossero un punto fermo cui aggrapparsi nella desolazione della sua esistenza.

«L’ultimo nastro di Krapp», infine, si scontra con la capacità della macchina (un magnetofono) di catturare la memoria e, al tempo stesso, la sua incapacità di far uscire indenni da una dolorosa “ricerca del tempo perduto”. Nell’essenzialità della scena Krapp, vecchio scrittore fallito e gran mangiatore di banane, si inoltra nel buio che lo circonda per sentirsi meno solo. Rintanato nella sua stanza in compagnia di un magnetofono e di tante bobine ben ordinate, compie un viaggio nel suo passato ascoltando e riascoltando la propria voce in tanti nastri, registrati ad ogni compleanno per tramandare brandelli di vita e di esperienza; il risultato è però un inesorabile fallimento.

Un territorio complesso legato al filo rosso che tiene insieme il corpo, la voce e la memoria. Un lavoro che rintraccia, attraverso tre esistenze estreme, le urgenze del mondo contemporaneo sempre più svilito e servile, che costringono a una bieca e quieta disperazione e conducono ad una accettazione passiva.

«Per incontrare Beckett», spiega il regista, «bisogna trovarsi al cospetto del vuoto, così come a me è successo, proprio quando la mia opera si era caricata di eccessi visuali, di troppo rumore, di incessanti e frenetiche azioni ed ero alla ricerca di una via d’uscita. Con Beckett si incontra, come io ho incontrato, un vero maestro, capace di condurre nella qualità del buio, del vuoto, dell’assenza, dell’immobilità, dell’attesa e nella consapevolezza del fallimento. È così che riusciamo ad accostarci al destino della nostra esistenza e guardare con la lente di ingrandimento nei luoghi reconditi del nostro corpo, un corpo che siamo chiamati a trascinare nel mondo così come nella scena». Cauteruccio ha fondato il «Trittico Beckettiano» sull’abilità degli attori e sul rigore dell’esecuzione, prestando particolare attenzione, come sempre, anche all’elemento scenico-visuale.

Teatro Studio Mila Pieralli (Via Gaetano Donizetti, 58, Scandicci, Firenze)

Da giovedì 18 a sabato 20 febbraio, ore 21

Teatro Studio Krypton presenta «Trittico beckettiano. Atto Senza Parole I, Non Io, L’ultimo nastro di Krapp» di Samuel Beckett; con Massimo Bevilacqua, Monica Benvenuti e Giancarlo Cauteruccio; scene André Benaim; costumi Massimo Bevilacqua; luci Trui Malten; musiche ed elaborazioni sonore Andrea Nicoli; regia Giancarlo Cauteruccio.

Biglietti 15 / 12 euro; biglietteria: Teatro della Pergola, via della Pergola 30, 055.0763333; dal lunedì al sabato dalle 9.30 alle 18.30; biglietteria@teatrodellapergola.com. Anche online. Circuito regionale Boxoffice.

Venerdì 19 febbraio alle 19, al Teatro Studio, Giancarlo Cauteruccio presenta il suo libro «Samuel Beckett – Nel buio di un teatro accecante» (Edizioni Clichy – collana Sorbonne), con interventi di Cesare Molinari e Renzo Guardenti (ingresso libero fino a esaurimento posti)

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