Le nuove disposizioni sono sostanzialmente inutili

Stepchild adoption: la legge che permette le adozioni esiste già dal 1983

di Camillo Cipriani - - Cronaca, Lente d'Ingrandimento, Politica

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attivisti lgtb in tribuna al Senato

attivisti lgtb in tribuna al Senato

La stepchild adoption, l’adozione del figlio del partner nelle coppie omosessuali, è al centro di un dibattito feroce che anima la politica in questi giorni, in merito al quale è intervenuta anche la Chiesa. Ma esiste davvero la necessità d’introdurre quest’istituto o si tratta solo di una questione di principio, promossa dai sostenitori delle famiglie arcobaleno soprattutto allo scopo di confermare questo diritto?

In realtà la stepchild adoption in Italia è già possibile da 33 anni. Forse qualcuno si è dimenticato (o fa finta di non ricordare) che una norma permette adozioni di minori nei così detti “casi particolari” (art.44 della legge 184/83) per cui possono adottare anche dei single, indifferentemente che siano maschi o femmine. E’ una norma che viene applicata a circa 500 casi all’anno. L’adozione spesso costituisce la salvaguardia di un rapporto affettivo già in atto con il minore, per esempio da parte di una persona che l’ha precedentemente avuto in affido o che se ne è comunque occupata.

Nel 2014 Il Tribunale per i Minorenni di Roma, in base a questa legge, riconobbe l’adozione di una bimba allevata da una coppia di due donne conviventi. Era figlia biologica di una delle due madri, l’aveva avuta all’estero con la procreazione eterologa assistita, il Tribunale accolse l’istanza per ottenere l’adozione della bimba da parte della mamma non biologica. Si tratta esattamente della stessa fattispecie che dovrebbe essere regolata dalle nuove disposizioni che quindi, agli effetti pratici, risultano quasi inutili. Ma qualche parte politica e qualche settore progressista ha necessità di sbandierare questa nuova conquista dei diritti delle coppie omosessuali.

La vecchia legge naturalmente assicura tutte le garanzie ai minori. Chi fosse giudicato idoneo ad adottare deve naturalmente passare per un iter molto rigoroso, in cui un tribunale verifichi che quel tipo d’ adozione sia la miglior soluzione possibile per il minore. Non è neppure richiesto che il genitore sia regolarmente sposato o accoppiato, può indifferentemente trattarsi di una persona single non coniugata (senza distinzione di genere) o una persona convivente more uxorio.

Si tratta dunque di una questione squisitamente politica e non morale. Renzi ha più volte affermato: “Se passano le unioni civili con le adozioni, sarà una vittoria per il Pd. Se passano solo le unioni civili senza la stepchild adoption è una vittoria di tutto il governo”. Nella sua enews del 9 febbraio Renzi ha dichiarato Non a caso Renzi sottolinea che ci sono due punti condivisi sul testo sulle unioni civili e la stepchild adoption non è tra questi: “Non è il punto principale”, scrive Renzi. Invece, il primo punto condiviso è che “la stragrande maggioranza degli italiani – pare di capire anche in Parlamento – vuole un istituto che legittimi le unioni civili anche per persone dello stesso sesso”. Il secondo punto condiviso è che “la stragrande maggioranza degli italiani – pare di capire anche in Parlamento – condanna con forza pratiche come l’utero in affitto che rendono una donna oggetto di mercimonio”.

Quindi della stepchild adoption si può benissimo fare a meno, solo che la politica abbia il coraggio di deciderlo. E allora mi sembra che si stia montando tanto polverone per nulla.

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Camillo Cipriani

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