Le previsioni del ministero dell'economia

Italia, conti pubblici: il Pil cresce poco, manovra correttiva in vista. Ma si agirà sulla spesa

di Camillo Cipriani - - Cronaca, Economia, Politica

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Andamento del Pil

Andamento del Pil

ROMA – Gli ultimi dati sulla crescita del Pil, inferiore alle attese, hanno creato preoccupazione anche nei ministeri interessati. «Verificheremo alla luce dei nuovi dati la situazione e, se c’è uno scostamento rispetto al Def, troveremo un aggiustamento» affermano al ministero dell’economia, seguendo la linea tracciata dal ministro Pier Carlo Padoan. Però è innegabile che il dato diffuso dall’Istat sia stato una doccia fredda. «Non dobbiamo farci impressionare da un decimale in più o in meno, altrimenti diventiamo schizofrenici» ha rassicurato il viceministro all’Economia Enrico Morando.

PIL – Tuttavia è un fatto che quel modesto 0,6% di incremento del Pil certificato per il 2015 è inferiore alle attese del governo. Se poi si aggiunge il dato sull’economia globale, in difficoltà, il quadro si complica, provocando la necessità di riflettere comunque su una possibile revisione degli obiettivi di bilancio. Compresa l’opportunità di una manovra correttiva che, seppur smentita in maniera secca, potrebbe diventare reale se la tendenza al peggioramento si confermerà. Tanto più se, fra qualche mese, si dovesse scoprire che anche la crescita programmata per il 2016 è inferiore alle aspettative di Palazzo Chigi.

PADOAN – Il ministro Padoan si era affrettato a spiegare che l’importante «è la direzione di marcia, che è una direzione di crescita: dopo tre anni di recessione pro fonda, confermata per il 2015 e che, anche qui le previsioni concordano, al di là delle cifre specifiche, sarà confermata e rafforzata nel 2016».

DEBITO – Preoccupa il pesante debito pubblico per il quale l’Italia si è impegnata con Bruxelles per una graduale ma costante discesa. Un obiettivo a portata di mano se la crescita si consolida, ma quasi impossibile da raggiungere in caso contrario. E allora una manovra light sui conti pubblici da 2-4 miliardi, per bilanciare lo scostamento rispetto alle previsioni formulate nel Def, sarebbe uno scenario tutt’altro che campato per aria.

UE – Dieci giorni fa l’Ue ha corretto leggermente al ribasso la previsione di crescita dell’Italia per l’anno in corso, mentre ha fatto salire quella sul disavanzo del bilancio pubblico. Le previsioni della Commissione non hanno fatto altro che inasprire la dialettica sulla richiesta di flessibilità da parte del governo italiano, sulla quale le risposte dovrebbero arrivare entro maggio. Le regole del Patto di Stabilità e crescita prevedevano che l’Italia correggesse i conti fino a portare il rapporto deficit-Pil all’1,4% nel 2016. Dopo aver chiuso il 2015 con un deficit al 2,6%, il governo ha spuntato informalmente l’ok per limitarsi a una riduzione del disavanzo fino al 2,2% nel 2016. Renzi ha poi chiesto di sfruttare un altro 0,2% del Pil, salendo quindi al 2,4% di deficit, e portando il conto totale della flessibilità richiesta a quota 16 miliardi.

GOVERNO – Il Governo chiede che gli sia concesso più spazio di deficit sostenendo di aver speso poco più 3 miliardi per gestire i rifugiati, visto che Bruxelles ha deciso di stralciare dal conteggio del deficit i contributi chiesti ai Paesi membri per sostenere la Turchia e le sue misure per le migrazioni. In primavera, la Commissione dovrà esprimersi sul pacchetto delle richieste italiane e sarebbe difficile, in quel caso, resistere ad una eventuale richiesta di effettuare uno sforzo, magari minimo, di aggiustamento del bilancio. Non sono previsti, almeno per ora, interventi per aumentare le tasse, piuttosto si potrebbe accelerare il taglio della spesa pubblica. La macchina della spending review adesso dunque dovrà accelerare e non potrà che puntare sulla riduzione di spesa per l’acquisto di beni e servizi, che però, secondo le amministrazioni interessate, è arrivata già al limite. Ma non si può agire altrimenti, il carico fiscale non può essere aumentato, e anzi si dovrà impedire da subito che i voraci enti territoriali (regioni e comuni) aumentino le loro imposte, visto che il blocco deciso da Renzi decorrerà solo dal 2017.

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Camillo Cipriani

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