Ma gli altri Paesi europei non fanno meglio

Economia: l’Ocse rivede ancora più al ribasso il Pil dell’Italia per il 2016

di Camillo Cipriani - - Cronaca, Economia, Politica

Stampa Stampa

1559567_osce

PARIGI – Un’altra tegola internazionale per il Governo Renzi in materia economica. I gufi circondano il rottamatore anche a livello europeo. Ci sono Istituzioni che non si lasciano imbecherare dalla favola delle grandi riforme realizzate dal Governo, che non sono ritenute per niente utili a rilanciare la crescita. Gli ultimi «deludenti» dati economici a livello globale infatti hanno spinto l’Ocse (Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico)  – nell’aggiornamento dell’Economic Outlook appena diffuso – a tagliare la crescita del Pil dell’Italia nel 2016, ora stimato a +1,0%, con una riduzione di 0,4 punti rispetto alla previsione formulata nel novembre scorso. Per il 2017, invece, l’Organizzazione conferma la stima di una crescita del Pil a +1,4%.

EUROZONA – L’Ocse taglia a +1,4% (-0,4 punti sulle previsioni di novembre) la stima di crescita nel 2016 dell’Eurozona, e rivede al ribasso anche quella per il prossimo anno (+1,7%, con una riduzione di 0,2 punti). Nell’aggiornamento del suo Economic Outlook, l’Organizzazione registra – fra le principali economie della zona euro – soprattutto il rallentamento della Germania che quest’anno dovrebbe vedere la crescita del suo Pil scendere a +1,3% (0,5 punti in meno sulle stime di novembre) rispetto al +1,4% del 2015. Per il prossimo anno la ‘locomotivà tedesca dovrebbe poi riprendere la sua corsa a +1,7% (ma anche qui con un taglio di 0,3 punti). Revisioni inferiori per la Francia con un Pil 2016 rivisto a +1,2% (-0,1 punti) e un 2017 a +1,5% (stesso taglio)

INVESTIMENTI – Dopo le previsioni i consigli. In base a una simulazione fatta dagli economisti Ocse, un aumento degli investimenti pubblici dello 0,5% del Pil in tutti i Paesi aderenti, in un anno farebbe aumentare il Pil Usa di oltre lo 0,6% e il Pil della zona euro, della Gran Bretagna e del Canada dello 0,6% ciascuno. Per l’intero mondo si tradurrebbe in un +0,4% e un +0,3% per i Brics. Di conseguenza, si avrebbe anche una riduzione dello stock del debito, che sarebbe pari a oltre lo 0,6% del Pil per gli Usa e allo 0,4% per la zona euro.

«Un aumento collettivo degli investimenti pubblici darebbe slancio alla domanda, pur restando su un cammino fiscalmente sostenibile», scrive l’Ocse, spiegando che la spesa in investimenti ha un elevato moltiplicatore e che infrastrutture di qualità aiuterebbero a sostenere la crescita futura. .

Tag:, ,

Camillo Cipriani

Camillo Cipriani

redazione@firenzepost.it

Lascia un commento

Time limit is exhausted. Please reload the CAPTCHA.