Vienna e i Paesi dell'Est restano isolati

Vertice Ue: migranti, nessun accordo; Brexit, qualche passo indietro

di Paolo Padoin - - Cronaca, Economia, Politica

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rifugiati

BRUXELLES – Scontro Austria-Ue sulle quote migranti. La decisione dell’Austria di imporre un tetto giornaliero di richieste di asilo (80) è «incompatibile» con il diritto internazionale, sostiene il commissario europeo alle Migrazioni, Dmitri Avramopoulos. Ma l’Austria tira dritto: Il cancelliere Werner Faymann ha affermato a Bruxelles che Vienna resterà sulla posizione assunta. «Dal punto di vista politico, è impensabile che l’Austria accolga tutti i richiedenti asilo dell’Europa», ha detto a margine del vertice Ue. Faymann ha anche sottolineato che la questione di diritto dovrà essere affrontata dai giuristi.

AUSTRIA – Il presidente della Commissione europea Jean Claude Juncker ha bocciato senza appello le decisioni dell’Austria: “Non mi piacciono”. E già nel pomeriggio il commissario europeo all’immigrazione Dimitris Avramopoulos in una lettera al ministro dell’Interno Johanna Mikl Leitner ha definito i tetti giornalieri massimi imposti su accoglienza – 80 richieste di asilo – e transito (3200 passaggi) “chiaramente incompatibili con gli obblighi delle leggi Ue e internazionali”, invitando “a riconsiderare” la loro applicazione, prevista già per domani.
“La questione centrale” dell’attuale crisi dei rifugiati è che “il sistema Schengen va ristabilito in pieno” e questo “significa avere gli hotspot che funzionano, in Italia ma soprattutto in Grecia, ed avere schemi di relocation”. Lo ha detto la cancelliera tedesca Angela Merkel annunciando anche che saranno costruite infrastrutture per l’accoglienza in Grecia.

PROFUGHI – Vienna resta dunque isolata in Ue sulle misure varate per ridurre il flusso dei migranti. La discussione ha infiammato la cena del vertice dei leader dei 28 dedicata alla crisi dei profughi, con forti tensioni per decisioni che sono state definite unilaterali, non concordate a livello Ue, e che violano la legge europea e quelle internazionali, in particolare il trattato di Ginevra, considerato un baluardo da difendere.

RENZI –  «Mi rendo conto che la situazione in Austria è comprensibilmente molto difficile. C’è un problema. Ma non possiamo pensare di chiudere il Brennero che è uno dei passaggi simbolici dell’Europa», ha commentato il premier Matteo Renzi, appena arrivato al Consiglio europeo. «L’Austria – sottolinea Renzi – ha una posizione che è comprensibilmente molto difficile perché, pensate, ha più richiedenti d’asilo dell’Italia in termini assoluti ed è un paese decisamente più piccolo del nostro e meno popoloso. Quindi il tema austriaco esiste. Tuttavia – osserva il premier – non possiamo nemmeno immaginare di chiudere il Brennero che è simbolicamente, e non soltanto simbolicamente, uno dei grandi elementi di unione in Europa. Quindi si tratta di lavorare insieme. Penso sia necessario fare quello che abbiamo sempre detto, cioè occorre avere una strategia a monte, investimenti di cooperazione internazionale, investimenti nei territori di partenza, in alcuni casi investimenti diplomatici, come in Siria e in Libia, o economici come nel cuore dell’Africa. Mi pare si sia iniziato a capire che il tema non è solo dell’Italia, ma è un tema di tutti: le risposte teoricamente ci sono. Ora – conclude Renzi – vediamo se nella pratica riusciamo a fare un altro passettino in avanti». «Il 2015 ha sancito che Dublino è fallito, ha fallito. Capisco che ci siano alcuni Paesi che dicano il contrario. Per anni l’Europa ha messo la polvere sotto il tappeto. Ora ne dovremo parlare, in questo e nei prossimi Consigli», ha aggiunto.

Renzi ha poi ammonito alcuni Paesi dell’est che restano recalcitranti per l’accoglienza ai migranti: «Cari amici, basta con le prese in giro: la solidarietà non può essere solo nel prendere, ma anche nel dare». Matteo Renzi, prende la parola durante la cena del Consiglio europeo per lanciare un messaggio chiarissimo ai Paesi dell’Est: o accettate i migranti o noi, Paesi contributori, vi bloccheremo i fondi. «Inizia ora la fase della programmazione dei fondi 2020. O siete solidali nel dare e nel prendere, oppure – avrebbe detto Renzi – smettiamo di essere solidali noi Paesi contributori. E poi vediamo».

BREXIT – Quanto all’altro tema scottante, la possibile uscita della Gran Bretagna dall’Ue, non sono stati fatti concreti passi in avanti. “C’è volontà di risolvere” le questioni ancora aperte nel negoziato per l’accordo con la Gran Bretagna. Lo afferma la cancelliera tedesca Angela Merkel alla fine della prima giornata del vertice, sottolineando che “il principale problema” sono i limiti di accesso al welfare chiesti da Cameron e l’indicizzazione dei contributi per i figli che non vivono in Gran Bretagna. La Merkel ha aggiunto che “i benefici di mantenere la Gran Bretagna nella Ue sono così alti che tutti crediamo sia necessario trovare un compromesso”.

“Qualche passo indietro su Brexit, su cui ora sono meno ottimista rispetto a quando sono entrato”. Cosi’ il premier Matteo Renzi risponde laconico ai cronisti, lasciando il Consiglio europeo.

 

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Paolo Padoin

Paolo Padoin

già Prefetto di Firenze
paolo.padoin@firenzepost.it

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