Il saldo tra nascite e decessi scende a -165 mila

Istat: l’Italia è un paese di vecchi (13,4 milioni). E la speranza di vita si riduce

di Camillo Cipriani - - Cronaca, Economia, Lente d'Ingrandimento, Politica

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Gli italiani sono sempre di meno, sempre più vecchi, con sempre meno bambini, e con una speranza di vita che si sta riducendo. Secondo i dati Istat sulle stime degli indicatori demografici 2015, l’anno appena concluso ha registrato il nuovo minimo storico delle nascite: sono state soltanto 488mila (8 ogni mille residenti), 15mila in meno rispetto al 2014 e nuovo record negativo dall’Unità d’Italia. Il saldo naturale (la differenza tra nascite e decessi) scende ulteriormente a -165 mila. Il 2015 è il quinto anno consecutivo di riduzione della fecondità, giunta a 1,35 figli per donna.

POPOLAZIONE – La popolazione residente in Italia si è ridotta di 139mila unità (-2,3 per mille). Al primo gennaio 2016 la popolazione totale è dunque di 60,656 milioni di residenti. Gli stranieri residenti in Italia sono 5,054 milioni, e rappresentano l’8,3% della popolazione totale: rispetto a un anno prima si riscontra un incremento di 39mila unità. La popolazione di cittadinanza italiana scende a 55,6 milioni, conseguendo una perdita di 179mila residenti.

morti

VITA – Per l’Istat, la crisi economica sembra aver prodotto un effetto negativo persino sulla speranza di vita, che nel 2015 è diminuita. Per gli uomini oggi si attesta a 80,1 anni (era di 80,3 del 2014), per le donne a 84,7 anni (era di 85 anni). Un peggioramento attribuito dai tecnici dell’Istituto di statistica a un picco di mortalità: i morti sono infatti stati 653mila nel 2015, 54mila in più dell’anno precedente (+9,1%). Il tasso di mortalità, pari al 10,7 per mille, è il più alto tra quelli misurati dal secondo dopoguerra in poi. L’aumento di mortalità risulta concentrato nelle classi di età molto anziane (75-95 anni). Dal punto di vista demografico, il picco di mortalità del 2015 è in parte dovuto a effetti strutturali connessi all’invecchiamento e in parte al posticipo delle morti non avvenute nel biennio 2013-2014, più favorevole per la sopravvivenza.

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ANZIANI – Più in generale, diventiamo un paese di anziani. Nel complesso infatti l’età media della popolazione aumenta di ulteriori due decimi, arrivando a 44,6 anni. L’indice demografico di dipendenza strutturale cresce in un anno dal 55,1 al 55,5%, quello di dipendenza degli anziani dal 33,7 al 34,2%. Cresce anche l’età media delle madri al parto, salita a a 31,6 anni. Il processo di invecchiamento, assoluto e relativo, viene chiarito anche da un altro dato: gli ultrasessantacinquenni sono diventati ben 13,4 milioni, il 22% del totale della popolazione. Nel 2015 è diminuita sia la popolazione in età attiva (15-64 anni) sia quella fino a 14 anni di età: la prima fascia «attiva» scende a 39 milioni, il 64,3% del totale, la seconda comprende 8,3 milioni di ragazzi e rappresenta solo il 13,7% del totale.

Queste statistiche confermano che l’Italia, come abbiamo più volte detto, non è paese per giovani e che il bonus bebè di Renzi, una misura di vago stampo mussoliniano, non ha avuto alcun successo.

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Camillo Cipriani

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