Decreto del 15 gennaio 2016

Aborto clandestino depenalizzato ma con multe fino a 10 mila euro: donne in rivolta sui social network

di Paolo Padoin - - Cronaca, Economia, Politica

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aborto

ROMA – La protesta è esplosa sui social. Le donne non ci stanno. Una norma del decreto che ha depenalizzato numerosi reati, varato lo scorso mese di gennaio, ha depenalizzato anche l’interruzione di gravidanza clandestina. Al tempo steso, però, ha innalzato le sanzioni per le donne che la praticano: da 5 mila a 10 mila euro.

E così sui social media, a partire da Twitter, si è scatenata la bufera. A colpi di hashtag. Con #obiettiamolasanzione e #apply194. Ma anche attraverso una lettera aperta al premier Matteo Renzi. Titti Carrano, presidente dell’associazione Dire (Donne in rete contro la violenza) ha scritto una missiva al presidente del Consiglio per correggere il «gravissimo errore dell’inasprimento delle sanzioni, ignorando completamente le ragioni per cui la legge 194 comminava una multa simbolica, ovvero permettere alle donne di denunciare i cosiddetti cucchiai d’oro che praticavano aborti illegali e, soprattutto, permettere loro di andare in ospedale al primo segno di complicazione senza rischiare la denuncia».

Il decreto legislativo del 15 gennaio scorso – pur depenalizzando il reato – infatti ha previsto che in termini di sanzioni si passi dalla cifra simbolica di 51 euro (le vecchie 100 mila lire stabilite dall’articolo 19 dalla legge 194 del ’78) a un’ammenda fra i 5 mila e i 10 mila euro a seconda dei casi. La conseguenza? Le donne esiteranno a denunciare chi ha praticato l’operazione al di fuori dalle strutture pubbliche.

A Matteo Renzi viene chiesto di intervenire direttamente affinché «questo gravissimo errore venga corretto subito per evitare conseguenze incalcolabili». Tanto più che la percentuale dei ginecologi obiettori di coscienza è altissima. «Arriva al 70% – stigmatizza Titti Carrano – con punte fino all’82% in Campania, del 90% in Basilicata, del 93,3% in Molise e del 69% in Lombardia».

E come se non bastasse c’è anche l’emergenza dell’obiezione di struttura. «Nel 40% dei reparti di ginecologia e ostetricia italiani il servizio viene erogato a spizzichi. La drammatica conseguenza è il turismo abortivo e il dilagare delle interruzioni di gravidanza clandestine». Una situazione al limite, tanto da attirare anche l’attenzione del Consiglio d’Europa. Che a proposito dell’elevato numero di obiettori di coscienza nel nostro Paese ha ribadito: «Si tratta di una violazione dei diritti delle donne che alle condizioni prescritte dalla 194 del 1978 intendono interrompere la gravidanza».

 

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Paolo Padoin

Paolo Padoin

già Prefetto di Firenze
paolo.padoin@firenzepost.it

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