Il Rapporto sulla competitività dei settori produttivi

Istat: le aziende attive hanno creato in tre anni 255.000 posti di lavoro

di Camillo Cipriani - - Cronaca, Economia

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ROMA – Le aziende sempre attive, quelle che potrebbero essere definite come lo ‘zoccolo duro’ del tessuto imprenditoriale, hanno creato in tre anni, tra il, 2013 e il 2015, 1,1 milioni di posti di lavoro di questi 845 mila sono quelli distrutti, con un saldo positivo di 255 mila. Così l’Istat nel Rapporto sulla competitività dei settori produttivi.

Guardando alla taglia delle aziende le imprese di media dimensione hanno evidenziato la migliore propensione alla creazione di occupazione aggiuntiva. Relativamente ai settori, nella manifattura solo nove settori su 23 hanno incrementato l’occupazione sia nel 2014 che nel 2015. Passando a considerare la tipologia del lavoro, per l’Istat particolarmente vivace è risultato l’andamento delle posizioni lavorative in somministrazione, ossia gli ex-interinali (+43,5% tra il primo trimestre 2013 e il terzo 2015), una componente della domanda di lavoro molto sensibile al ciclo economico.

L’Istat ha anche analizzato la percezione delle aziende, osservando che le imprese non hanno rilevato ostacoli significativi all’aumento dell’occupazione aziendale nel corso del 2015. Nella manifattura, tra i fattori indicati più frequentemente si segnalano l’incertezza sulle prospettive di domanda (circa il 39% delle imprese), seguita dalla percezione di un costo del lavoro eccessivo (33%). Quest’ultimo fattore – sottolinea – rappresenta l’ostacolo più diffuso al reclutamento di nuovo personale anche per le imprese dei servizi (31,3%).

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Camillo Cipriani

Camillo Cipriani

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Commenti (1)

  • roberto

    |

    Queste aziende dimostrano in modo disarmante che quando ci sono ordinativi non aspettano ne decontribuzioni ne Job Act!
    Ciò significa che tali aziende hanno un personale complessivo produttivo!
    Le altre hanno una direzione aziendale largamente insufficiente!
    A queste aziende,per emergere, non servono ne decontribuzioni che finiscono nelle tasche degli imprenditori e non sulla riduzione dei loro prezzi di vendita, essenziali per una migliore concorrenza, ne Job Act!

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