L'adozione per le coppie gay è già possibile in Italia

Stepchild adoption. Mercoledì 24 si pronuncia la Consulta

di Camillo Cipriani - - Cronaca, Politica

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ROMA – Mercoledì 24 febbraio approda alla Consulta il caso di due donne sposate negli Stati Uniti, Eleonora Beck e Liz Joffe, che chiedono il riconoscimento in Italia dell’adozione di due bambine: ciascuna ha una propria figlia e un tribunale dell’Oregon ha stabilito che entrambe sono, reciprocamente, madri adottive dell’altra. In America, quindi, è intervenuta quella che anche in Italia, complice il dibattito sul ddl Cirinnà, è ormai nota come stepchild adoption. Ma quando le due donne, nel frattempo trasferitesi a Bologna, si sono rivolte al Tribunale per i minori chiedendo di riconoscere l’adozione “incrociata”, la vicenda si è complicata e il giudice ha inviato gli atti alla Consulta ritenendo che la legge italiana non lo consenta.

Ora la causa arriva ai giudici costituzionali proprio mentre in Senato è in discussione il ddl sulle unioni civili e infuria la battaglia sulla stepchild, di cui  ormai è deciso lo stralcio. La richiesta che avanza il tribunale di Bologna nella propria ordinanza, è che sia verificata l’incostituzionalità di due articoli della legge 184/1983 sulle adozioni, il 35 e il 36, “nella parte in cui non consentono al giudice di valutare, nel caso concreto, se risponda all’interesse del minore adottato (all’estero), il riconoscimento della sentenza straniera”. Una situazione, spiega il documento, che si determina nel caso di una coppia same-sex e che incontra il limite sancito su questo fronte da diverse sentenze della Cassazione. Partendo dal caso specifico, quindi, l’ordinanza punta a scardinare un impianto e a ottenere il riconoscimento dell’adozione “a prescindere dal sesso dei componenti la coppia, come indicato anche dalla Corte di Strasburgo”, sottolinea l’avvocato Claudio Pezzi, che ha rappresentato le due donne in tribunale. “Ci auguriamo che la Corte – aggiunge il legale – accolga l’istanza e dichiari che in tal senso vanno interpretate le norme impugnate”. Una strada impervia anche per i risvolti in senso lato ‘politici’ che comporta, visto il dibattito al calor bianco sulle unioni civili. Più probabile, stando ai rumors, che la Corte opti per una inammissibilità, la strada peraltro più frequente per una causa, come questa, senza udienza pubblica e avviata subito alla camera di consiglio.

La Corte potrebbe pronunciare una decisione di natura strettamente ‘processuale’, dicendo che l’ordinanza del tribunale non è sufficientemente motivata: l’esito sarebbe che il giudice di Bologna potrebbe anche riformulare l’istanza, rinviando nuovamente gli atti alla Consulta. Ma per il momento, in concreto, tutto resterebbe inalterato per la coppia. Le due donne, infatti, non chiedono il riconoscimento dell’adozione prevista per i casi speciali regolati dall’art. 44 della legge dell’83. “Questo articolo – spiega l’avvocato Giovanni Genova, dell’Avvocatura per i diritti Lgbti, che ha depositato una memoria in Corte – disciplina una serie di casi particolari, consentendo anche ai single di adottare. Ma in questo caso le due donne chiedono di adottare come coppia sposata all’estero”.

Proprio all’art. 44 fa riferimento la memoria dell’Avvocatura dello Stato quando, citando diverse sentenze che hanno fatto leva sull’interesse del minore, afferma, in estrema sintesi, che l’adozione per le coppie gay è già possibile in Italia. “E’ necessario però passare da un giudice, non c’è nessun automatismo – afferma l’avvocato Pezzi – e questo espone a tempi ben più lunghi e alla discrezionalità del tribunale”.

Mercoledì la Consulta esamina la questione e dovrebbe decidere il giorno stesso o tra mercoledì e giovedì, a meno che non ritenga di dover ulteriormente approfondire l’esame. Sempre mercoledì, tra l’altro, alle 16, la Consulta è convocata per un altro appuntamento importante: l’elezione del nuovo presidente. In pole position Paolo Grossi e Marta Cartabia.

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Camillo Cipriani

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