In scena fino a domenica 28 febbraio

Firenze: il pubblico accoglie con favore «Les Pêcheurs de perles» di Georges Bizet

di Roberta Manetti - - Cronaca, Cultura

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«Les Pêcheurs de perles» (foto Simone Donati - Terraproject-Contrasto)

«Les Pêcheurs de perles» (foto Simone Donati – Terraproject-Contrasto)

FIRENZE – Un pubblico molto folto ha assistito all’Opera di Firenze al debutto de «Les Pêcheurs de perles» di Georges Bizet nell’allestimento del Teatro Verdi di Trieste. Uno spettacolo ben rodato, che gira da tempo e che è finalmente arrivato anche nella nostra città, dove peraltro il titolo non è certo fra i più frequenti in cartellone. L’Orchestra e il Coro del Maggio Musicale Fiorentino sono diretti da Ryan McAdams.

Dal punto di vista drammaturgico, si sa, non è una grande opera: il ventiquattrenne Bizet, sotto questo rispetto, aveva ancora qualcosa da imparare, ma aveva ragione Hector Berlioz che, dopo la prima assoluta (1863), disse che c’erano moltissimi brani musicali espressivi e pieni di fuoco e colore. Di bella musica ce n’è tanta e gli interpreti di stasera alcuni momenti li hanno saputi rendere molto bene: ad esempio il duetto fra Nadir e Zurga al primo atto (scena IV n. 2) o la cavatina di Léïla al secondo atto (scena II n. 7), ottimamente seguita da Ryan McAdams, o ancora l’aria di Zurga al terzo atto (n. 11).

Il soprano Ekaterina Sadovnikova è stata un’applauditissima Léïla, ma anche il baritono Luca Grassi, benché indisposto, ha dato vita a uno Zurga molto apprezzato; un po’ più controversa l’accoglienza per il tenore americano Jesús Garcia, che emergeva meno (ma, almeno quanto al volume che a tratti poteva apparire ridotto, forse a penalizzarlo era il trovarsi spesso lontano dal proscenio, visto che l’accidente sporadicamente colpiva anche i suoi comprimari: il suono a volte si disperde verso il fondo del palco, ancora non finito); è comunque dotato di una voce piuttosto bella ed aggraziata, con bei legati. Il più applaudito di tutti, a fine recita, è stato il direttore Ryan McAdams, americano, classe 1982.

L’ambientazione esotica, in una Ceylon come la poteva immaginare a metà Ottocento chi non c’era mai stato e ne aveva contezza eminentemente attraverso la letteratura, è ben resa nelle scene, anche se … manca proprio il mare; costumi e trucco pure sono nel solco di una tradizione d’esotismo da teatro che affonda le radici nel secondo Ottocento e nel primo Novecento; un uso efficace delle luci completa uno spettacolo dall’effetto molto gradevole. Peccato che nelle coreografie si senta decisamente la mancanza di Maggiodanza.

La versione messa in scena è ovviamente quella filologica, col finale sospeso previsto da Bizet (che nelle riprese dal 1893 agli anni Settanta del Novecento veniva reso in genere più tragico e definito).

Repliche giovedì 25, venerdì 26, sabato 27 febbraio, ore 20; domenica 28 febbraio, ore 15.30

Opera di Firenze (Piazzale Vittorio Gui, 1 / Viale Fratelli Rosselli)

«Les Pêcheurs de perles». Opera lirica in tre atti. Libretto di Michel Carré e Eugène Cormon. Musica di Georges Bizet. Allestimento del Teatro Verdi di Trieste.

Orchestra e Coro del Maggio Musicale Fiorentino diretti da Ryan McAdams; Maestro del coro: Lorenzo Fratini. Regia: Fabio Sparvoli; scene: Giorgio Ricchelli; costumi: Alessandra Torella; luci: Vinicio Cheli.

Léïla: Ekaterina Sadovnikova / Laura Giordano (25, 27)
Nadir: Jesús Garcia / Jesús León (25, 27)
Zurga: Luca Grassi / Stefano Antonucci (25, 27)
Nourabad: Nicholas Testé

Biglietti da 10 a 80 euro. Orari biglietteria e vendita diretta sul sito dell’Opera di Firenze

Durata complessiva: 2 ore e 30 minuti

Guida all’ascolto nello Spazio Incontri Foyer di Galleria 45 minuti prima di ogni spettacolo

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