Ma la rotta balcanica è la preferita

Immigrazione: 110.000 arrivi nel 2016 in Grecia e in Italia. L’Europa critica e … guarda

di Ezzelino da Montepulico - - Cronaca, Economia, Lente d'Ingrandimento, Politica

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Egyptian,Tunisian and Libyan refugees are seen in Ras Ajdir at the Tunisia-Libya border, Tuesday, March 1, 2011.  U.N. refugee agency spokeswoman Melissa Fleming said Tuesday "the situation is reaching crisis point" at the Libya-Tunisia border where authorities say up to 75,000 people have fled Libya since Feb. 20.(AP Photo/Benjamin Girette)

Il numero di migranti e rifugiati arrivati in Grecia e in Italia nel 2016 ha già superato la soglia dei 100mila, la quasi totalità nella penisola ellenica. L’Organizzazione internazionale delle migrazioni (Oim) ha registrato in questi primi mesi dell’anno 110.054 arrivi. Nello stesso periodo, 413 migranti e rifugiati hanno perso la vita nel Mediterraneo. Gli ultimi 4 cadaveri sono stati rinvenuti negli ultimi giorni nel canale di Sicilia. Dall’inizio dell’anno al 22 febbraio la sola Grecia aveva ricevuto circa 102.547 persone. In Italia finora 7.507 migranti sono arrivati via mare.

ACCOGLIENZA – Ma la situazione complessiva tende a peggiorare dal punto di vista dell’accoglienza: il fallimento delle politiche europee fa sì che l’effetto domino delle quote giornaliere stabilite da alcuni Paesi ha già provocato una concentrazione di rifugiati. In Grecia e Macedonia a quasi 700 persone, prevalentemente di nazionalità afghana, è stato di fatto negato l’accesso alle procedure di ammissione in Serbia, facendo salire la tensione tra i migranti che devono affrontare condizioni di vita difficilmente sopportabili.

ACNUR – L’ Acnur (Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati) cerca di aiutare gli Stati in difficoltà e ha fornito alloggi per 20 mila richiedenti asilo in Grecia al fine di stabilizzare la situazione e ridurre i movimenti attraverso rotte illegali. Oltre l’85% di coloro che arrivano in Europa provengono dai 10 Paesi che producono più rifugiati al mondo. «Esprimiamo forte preoccupazione per le recenti politiche restrittive adottate in molti Paesi europei. Tali misure – si legge in una nota dell’Acnur – provocano disagi ulteriori ed evitabili per rifugiati e richiedenti asilo in Europa, causano situazioni caotiche in molte zone di confine, e mettono un’eccessiva pressione sulla Grecia in un momento in cui sta cercando con fatica di far fronte a numeri sempre maggiori di persone che hanno bisogno di accoglienza e servizi».

AUSTRIA – L’Austria ha annunciato che avrebbe fissato per il 2016 un limite di 3.200 ingressi di persone nel suo territorio e non più di 80 nuove richieste di asilo al giorno. La Slovenia ha fatto lo stesso e ha annunciato un tetto simile per limitare gli accessi attraverso i suoi confini. «Queste ultime misure restrittive violano la normativa europea e rischiano di indebolire gli sforzi per un approccio complessivo e coordinato per rispondere alla crisi di rifugiati e migranti in Europa», sottolinea l’agenzia Onu per i rifugiati. Inoltre, il 18 febbraio scorso, i capi della Polizia di Austria, Slovenia, Croazia, Serbia e Macedonia in una dichiarazione congiunta hanno annunciato un accordo per l’identificazione congiunta al confine con la Grecia.

BRUXELLES – L’atteggiamento complessivo di Bruxelles viene criticato anche da organismi quali il Consiglio italiano rifugiati (Gir). «Nella misura in cui le persone trovano maggiori difficoltà ad uscire dalla Grecia, inevitabilmente tornerà a crescere la rotta adriatica, via mare e via terra attraverso l’Albania», prevede Cristopher Hein, portavoce del Gir. «È abbastanza probabile – aggiunge – che chi rimane bloccato non tornerà indietro per tentare la traversata attraverso la Libia, e questo lo dimostrano già alcuni arrivi attraverso la rotta balcanica adriatica verso la Slovenia». E aggiunge: «gli esiti dei consigli Ue di Bruxelles sono molto deludenti. Manca perfino l’esplicita sottolineatura sulla necessaria revisione del sistema di Dublino, che risolverebbe una buona parte dei problemi sul tappeto».

È proprio quello che da tempo chiede, quasi inascoltata, l’Italia. Che, se le cose non muteranno, si dovrà preparare ad affrontare un’altra forte ondata di arrivi di migranti, stavolta attraverso l’Adriatico, in partenza dall’Albania, come accadde ormai 25 anni or sono quando decine di migliaia di cittadini del Paese delle aquile arrivarono in battelli stipati all’inverosimile sulle spiagge pugliesi.

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