Manca lo sviluppo di politiche del lavoro attive

Economia. Ocse: in Italia c’è stata ripresa, ma la disoccupazione giovanile resta altissima

di Camillo Cipriani - - Cronaca, Economia

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PARIGI – Gli esperti dell’Ocse (organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico) hanno pubblicato l’analisi periodica sull’andamento dei Paesi europei. In merito al nostro Paese rilevano che «dopo essere stata duramente colpita dalla crisi, l’economia italiana ha assistito a una ripresa della produzione e a un miglioramento del mercato del lavoro, ma l’elevatissima disoccupazione giovanile (la terza piu’ alta dell’area Ocse dopo Spagna e Grecia) rimane un’emergenza che pone rischi di lungo termine per la crescita». Nel rapporto ‘Going for growth’ in particolare si afferma che «la disoccupazione resta molto alta, in particolare per i giovani e per i disoccupati da lungo tempo, cosa che mina la crescita nel lungo termine e l’inclusivita’ attraverso l’erosione e l’allocazione errata di capacita’ nonche’ tramite una ridotta mobilita’ sociale. Occorre mobilitare una vasta gamma di politiche per migliorare le opportunita’ di lavoro per i disoccupati e facilitare il loro ritorno sul mercato del lavoro rimane un’agenda di riforme prioritaria».

L’Ocse ribadisce quindi le sue raccomandazioni in materia di lavoro: «riequilibrare la protezione dal posto di lavoro al reddito del lavoratore riducendo la dualita’ del mercato del lavoro con assunzioni e licenziamenti piu’ flessibili e procedure legali piu’ prevedibili e meno costose sostenute da una rete di sicurezza sociale piu’ estesa e lo sviluppo di politiche del lavoro attive nonché espandere le politiche attive, concentrando in particolare le risorse sui disoccupati di lungo termine. Nel caso dell’Italia, migliorare l’equita’ e l’efficienza dell’educazione aumenterebbe l’occupabilita’ tra i giovani lavoratori – facilitando il ritorno al lavoro dei disoccupati di lungo termine, politiche attive piu’ decise abbasserebbero il rischio di poverta’ ed esclusione sociale, riducendo cosi’ le diseguaglianze».

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Camillo Cipriani

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