La decisione rivoluzionaria presa per combattere vecchi accordi e privilegi

Firenze: il direttore degli Uffizi, il tedesco Schmidt, vuole aprire il Vasariano a tutti. Ma lo storico Corridoio che attraversa l’Arno può reggere l’assalto?

di Ernesto Giusti - - Cronaca, Primo piano, Top News

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La galleria degli autoritratti lungo il Corridoio Vasariano

La galleria degli autoritratti lungo il Corridoio Vasariano

FIRENZE – Basta con il privilegio di pochi per il Corridoio Vasariano, il suggestivo collegamento tra gli Uffizi e Palazzo Pitti che corre su Ponte Vecchio.  Il direttore tedesco,  Eike Schmidt, vuole aprirlo a tutti i visitatori. Forse memore delle visite dell’attuale cancelliera, Angela Merkel, e forse anche della straordinaria visita di Helmut Kohl, nel 1992, insieme all’allora premier Giuliano Amato, che decise di fare il colpo in banca sui conti correnti degli italiani. Il problema? Che lo storico passaggio del Principe, da Palazzo Vecchio a Palazzo Pitti, potrebbe avere qualche problema di fronte a un massiccio impatto con il pubblico. Naturalmente andranno fatte valutazioni tecniche alle quali il direttore avrà certamente pensato.

Il direttore degli Uffizi, Eike Schmidt

Il direttore degli Uffizi, Eike Schmidt

OBIETTIVO – «Il mio intento – spiega il Schmidt – è quello di eliminare i privilegi e offrire la possibilità, non l’obbligo, di passare attraverso il Vasariano arrivando infine a Palazzo Pitti, con un biglietto separato da quello degli Uffizi e adeguato ai normali prezzi di accesso ai musei. A causa di contratti stipulati in passato, e sui quali non posso intervenire a causa di obblighi legali, finora il Corridoio Vasariano è stato accessibile prevalentemente tramite tour operators e compagnie di viaggio, a prezzi che vanno dai 45 euro in su a persona. Inoltre i tempi d’attesa sono molto lunghi, talvolta di alcune settimane; e il pubblico che telefona per le prenotazione negli spazi di tempo annualmente lasciati liberi per accessi diretti spesso trova tutto già occupato».

AUTORITRATTI – Schmidt non si attarda sulle eventuali controindicazioni, cioè il fatto che potrebbe essere pericoloso sottoporre il Corridoio Vasariano a una forte usura. Parla invece dello spostamento della collezione degli autoritratti che adesso sono esposti nel ‘Vasariano’: «La collezione iniziata dal cardinal Leopoldo dei Medici fu storicamente esposta all’interno degli Uffizi, nella famosa ‘Sala dei pittori’ dopo lo smantellamento ottocentesco, solo nel 1973 Luciano Berti la allestì nel Corridoio Vasariano. Quella attuale, dunque, non è una sede storica. Gli Uffizi invece sì. Nei tre quarti d’ora oggi dedicati al percorso guidato, la visita avviene pressoché di corsa e non c’è la possibilità di soffermarsi, se non soltanto su alcuni capolavori, che potrebbero invece essere in futuro ammirati con calma nelle sale delle Gallerie degli Uffizi che selezioneremo in seguito a una revisione dei percorsi».

CORRIDOIO VASARIANO – Una ulteriore lancia spezzata a favore dello spostamento delle opere è rappresentata dal fatto che «le condizioni climatiche del Corridoio Vasariano sono tutt’altro che ideali per ospitare dei dipinti su tela e su tavola. L’ambiente, totalmente esposto su tutti i lati e dotato di una copertura in incannucciato, è freddissimo d’inverno e molto caldo d’estate per via dell’esposizione ai venti e poi dell’irraggiamento solare»

NARDELLA – Il sindaco di Firenze Dario Nardella commenta così le dichiarazioni del direttore degli Uffizi: «Concordo con il direttore degli Uffizi, il corridoio Vasariano, perla di architettura e bellezza della nostra città, non può essere un luogo riservato a pochi privilegiati e va aperto a tutti. Per questo andremo avanti senza esitare con il progetto concordato con il ministro Franceschini di unificare la fruizione di Palazzo Vecchio con galleria degli Uffizi, Corridoio e Palazzo Pitti, aprendolo a tutti e recuperando l’idea originaria di un percorso senza eguali. La cultura è per tutti». Tutti d’accordo? Benissimo. Magari prima di far partire l’operazione non sarebbe male se il dinamico direttore degli Uffizi, e anche il sindaco Nardella, consultassero gli ex sovrintendenti, e quindi responsabili degli Uffizi, a cominciare da Cristina Acidini e, perché no, il mitico Antonio Paolucci. E farsi spiegare perché loro questa iniziativa non l’hanno mai presa in considerazione.

 

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Ernesto Giusti

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