Comportamenti e insegnamenti da unire alla nuova legge

Omicidio stradale: punire severamente l’ubriaco al volante non basta. Bisogna educare

di Fabio Piccioni - - Cronaca, Economia, Lente d'Ingrandimento, Politica, Reportage

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Dopo cinque passaggi parlamentari e due voti di fiducia, lo scorso 2 marzo il Senato ha approvato il “nuovo” omicidio stradale. Nuovo perché, in realtà, l’omicidio stradale, introdotto dalla L. 11 maggio 1966 n. 296, proprio quest’anno ha compiuto 50 anni. Lo statuto penale recato dal nuovo art. 589-bis prevede tre fasce di omicidio stradale di diversa entità, in ragione del grado di colpa crescente attribuita.

L’ipotesi base, punisce con la reclusione da 2 a 7 anni, l’evento letale derivante da chiunque (anche non conducente) violi le norme sulla disciplina della circolazione stradale. La seconda, intermedia, punisce con la reclusione da 5 a 10 anni, il delitto contro la vita cagionato da chiunque (qualificato) «alla guida di un veicolo a motore» in stato di ebbrezza intermedia, con tasso alcolemico da 0,81 a 1,5 g/l. Medesima pena si applica anche all’omicidio commesso dal conducente imprudente di veicolo motorizzato che abbia:

– superato specifici limiti di velocità: di almeno 70 Km/h o 50 Km/h, rispettivamente in “centro urbano” e su “strade extraurbane”;

– attraversato un’intersezione con il semaforo rosso o circolato contromano;

– effettuato una manovra di inversione del senso di marcia in prossimità di intersezioni, curve o dossi, o un sorpasso azzardato, in corrispondenza di attraversamento pedonale o di linea continua.

L’ipotesi più grave, punisce con la reclusione da 8 a 12 anni, la morte stradale cagionata dal conducente di “veicolo a motore”:

– in stato di ebbrezza grave, con un tasso alcolemico superiore a 1,5 g/l,

– o di alterazione psico-fisica “conseguente all’assunzione” di sostanze stupefacenti o psicotrope.

Medesima pena si applica anche all’omicidio commesso dal conducente che eserciti professionalmente l’attività di trasporto di persone o di cose, con un veicolo motorizzato, in stato di ebbrezza intermedia, con tasso alcolemico da 0,81 a 1,5 g/l

Tuttavia, ritenere che (solo) grazie alla tradizionale ricetta di inasprimento del regime sanzionatorio si possa consentire una significativa inversione di tendenza e svolgere un’efficace azione deterrente rispetto alla frequenza di questi odiosi delitti – perché a vittima fungibile – significa non comprendere che il rispetto della legge non può limitarsi all’area della repressione (che spesso viene anche a mancare), ma richiede la comunicazione delle motivazioni sottese alla scelta normativa, che ha il compito, in questo ambito, di tutelare il bene dell’incolumità individuale – prevenzione, che resta la grande assente – e di orientare la disapprovazione sociale per le relative offese, con funzione altamente stigmatizzante proporzionalmente inversa alla necessità del controllo penale. La corretta razionalizzazione del «diritto sanzionatorio stradale» è, allora, purtroppo, ancora lontana dal venire.

 

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Fabio Piccioni

Fabio Piccioni

Avvocato del Foro di Firenze
avv.fpiccioni@gmail.com www.avvocatieavvocati.it

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