Via gli autoritratti, avanti i bambini che appiccicano la gomma da masticare

Firenze, Uffizi-Palazzo Pitti: Il Corridoio Vasariano non è un’autostrada …

di Cristina Degl'Innocenti - - Cronaca, Cultura, Economia, Lente d'Ingrandimento, Politica

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Il Corridoio Vasariano visto dalla Galleria degli Uffizi

Il Corridoio Vasariano visto dalla Galleria degli Uffizi

Un passaggio «segreto», una galleria degli autoritratti d’artista, un collegamento tra gli Uffizi e la Palazzo Pitti, meglio noto come il «Vasariano» torna alla sua originaria funzione. Eppure la decisione del direttore Eike Schmidt non ha messo tutti d’accordo, anzi ha creato un gran polverone. In poche parole, via i quadri dal corridoio, ossia la collezione di autoritratti d’artista che va da xv secolo ai nostri giorni.

Una collezione unica al mondo, in un luogo anch’esso dotato di una peculiarità e assoluta unicità che lo ha fatto divenire, però, anche uno dei musei più cari del mondo. Ben 45 euro a persona per poter passeggiare al suo interno, per percorrere quei quasi 900 metri che dalla Galleria degli Uffizi portano al Giardino di Boboli, proprio di fianco alla Grotta del Buontalenti, oppure dentro Palazzo Pitti, ma solo per gli addetti ai lavori. La visuale che si gode guardando fuori dalle sue finestre, lungo il percorso, è fuor di dubbio una delle più belle che si possa immaginare. Deve aver pensato questo il neo direttore Eike Schmidt quando ha avuto l’idea di «democratizzare» il Corridoio Vasariano, che prende questo nome da Giorgio Vasari che lo fece costruire in occasione delle nozze tra Francesco I de’ Medici e Giovanna d’Austria nel 1565. Non fu certo immaginato come passaggio per orde di turisti, ma per far passare poche persone alla volta, in particolari occasioni. Era, in fondo, una sorta di passaggio «segreto», una via di fuga, un percorso lontano dalla folla, dalla strada, dagli occhi indiscreti.

Ne fecero uso anche i partigiani, durante la Seconda Guerra Mondiale, e pare che si ritenesse, in quel tempo, che il passaggio non potesse sopportare un gran numero di persone al suo interno. Ma si sa, sono voci di popolo. A questo punto sarebbe bello, in questa ondata di generosità verso gli amanti dell’arte e di Firenze, aprire anche l’antico collegamento tra Palazzo Vecchio e la Galleria degli Uffizi spalancando le porte sul passaggio piccolo e angusto che si getta su via della Ninna e che spesso è usato come ufficio. Basta privilegi, che si possa godere tutti delle infinite e nascoste bellezze di questa città. Il gesto del direttore Eike Schmidt ci porta ad osare di sperare nell’apertura di molti altri luoghi. A dimostrazione che ancora non abbiamo venduto abbastanza di Firenze. Mi sembra di vedere colonne di visitatori percorrere il corridoio, innamorati che disegnano cuori sulle pareti – i lucchetti gli hanno già messi sulle ringhiere dei ponti – bambini che appiccicano gomme da masticare e schiacciano il naso sulle vetrate per vedere meglio cosa capita di sotto, sul Ponte Vecchio. E via con le foto e con i selfie. Ci mancava anche questa…

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Cristina Degl'Innocenti

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