Tanti VIP scelgono il Belpaese per il fatidico sì

Matrimoni nel mondo: il 43% di chi si sposa in Italia sceglie la Toscana

di Redazione - - Cronaca

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La principessa olandese la principessa Carolina de Borbon Parma e Albert Brenninkmeijer sposi a San Miniato al Monte

Il matrimonio fra la principessa olandese Carolina de Borbon Parma e Albert Brenninkmeijer a San Miniato al Monte nel 2012

FIRENZE – L’Italia è la meta preferita dagli europei che scelgono di sposarsi all’estero ed è seconda al mondo, battuta soltanto da Tropici e Hawaii. Il 43% degli sposi che scelgono l’Italia per il cosiddetto Wedding Touring viene in Toscana. Il mix di buon cibo, buon vino arte e panorami unici al mondo rende il Belpaese estremamente attraente per chi cerca una cornice speciale per il fatidico sì.

Un giro d’affari di 400 milioni, che poi crescono, se si pensa che un quarto delle coppie torna per l’anniversario di matrimonio e il 47,6% dopo 2 o 3 anni.

Nel 75% dei casi, chi viene in vacanza in Italia decide di organizzarvi il proprio matrimonio. In Italia il giro d’affari nel 2014 era di oltre 350 milioni di euro (più di 6200 matrimoni con un costo medio di 50 mila euro) e nel 2015 ha superato i 400 milioni, un dato in costante ascesa, superiore di quasi il 50% a quello rilevato due anni prima. La permanenza media è stata di 3,5 giorni e inoltre il 90% delle coppie ha poi proseguito la luna di miele in Italia. Il matrimonio internazionale è tra l’altro un ottimo veicolo per fidelizzare turisti e accrescerne quindi i flussi.

Le mete più amate sono indiscutibilmente la Toscana (43% delle preferenze), la Costiera Amalfitana (38%), l’Umbria (8%), Venezia e i Laghi (6%). Le agguerritissime new entry sono Puglia e Sicilia. Preferiti hotel di pregio, ville storiche e castelli, ma si fanno spazio limoneti, agriturismi di lusso, masserie, cantine, borghi incontaminati e sconosciuti.    Le nazioni che amano di più il matrimonio all’italiana sono Regno Unito (25%), Stati Uniti e Canada (15,4%), Russia (9,4%), Giappone (7,8%), Australia (5,2%), Arabia Saudita (6,3%), Cina (4,6%), Brasile (4,2%) e Germania (1,5%). Il restante 21% è equamente diviso tra le nazioni emergenti, quali paesi baltici (con un’alta percentuale di Lituania), paesi dell’ex orbita russa, Turchia e India.

 

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