E' assai precario il tavolo di Bruxelles

Migranti: Ue-Turchia, accordo a rischio. Il no di Cipro e l’allarme di Cameron sugli arrivi dalla Libia

di Paolo Padoin - - Cronaca, Economia, Politica

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BRUXELLES  – Il no di Cipro e le preoccupazioni legali per i rimpatri in Turchia dei richiedenti asilo restano i principali ostacoli sulla strada per raggiungere una posizione comune tra i 28 sul negoziato con la Turchia nella crisi dei migranti. Molti leader sono arrivati a Bruxelles pronti ad esprimere perplessità e preoccupazioni al tavolo del vertice, e sebbene nessuno in definitiva sembri davvero intenzionato a rovesciare il tavolo, la partita – in cui Atene gioca un ruolo da protagonista e necessita del sostegno di tutti – è davvero complessa.

L’atteggiamento resta costruttivo perché i capi di stato e di governo, con la cancelliera tedesca Angela Merkel in testa, considerano l’accordo con Ankara cruciale per ridurre i flussi verso l’Europa, ma pesa il veto di Nicosia all’apertura di nuovi capitoli per l’adesione della Turchia all’Unione, fino a quando Ankara non riconoscerà i passaporti ciprioti e non permetterà a navi e aerei del Paese Ue di usare i suoi porti ed aeroporti.

I negoziati per risolvere l’annosa questione cipriota sono arrivati a buon punto, ma il timore è che in questo intrecciarsi di interessi e partite, la trattativa possa uscirne compromessa. L’ideale sarebbe uscirne con una soluzione ‘win win’, cioè usare il negoziato sui migranti come leva con la Mezzaluna, ma fonti Ue ammettono che è un obiettivo ambizioso.

Sta di fatto che il presidente Nikos Anastasiadis al suo ingresso ha ribadito una posizione di netta chiusura. Ed è per questo che l’ultima bozza della dichiarazione Ue-Turchia circolata non prevede l’apertura di capitoli negoziali, ma solo un lavoro preparatorio, che non pregiudica le future mosse dei Paesi Ue. Nonostante le numerose preoccupazioni espresse dai leader anche oggi, nella bozza di dichiarazione per ora resta invece la liberalizzazione dei visti entro fine giugno, un punto molto caro al presidente turco Recep Tayyip Erdogan, che si è già rivenduto la promessa ai connazionali. Un traguardo che tuttavia non prevede scorciatoie per Ankara. Tra i più critici, il presidente francese Francois Hollande che puntualizza: “Dovranno rispettare tutti i criteri”. E il cancelliere austriaco Werner Faymann: “Non possiamo fare scambi con le condizioni per la liberalizzazione dei visti”.

I capi di stato e di governo, a partire dal lussemburghese Xavier Bettel, sono tornati a mettere paletti anche sulla questione del rispetto delle leggi internazionali e della Convenzione di Ginevra. Non è bastata la comunicazione della Commissione europea con cui si è dettagliata la piena conformità, e durante la cena a porte chiuse si è tornati a dibattere anche su questo punto.

Discussione intensa anche sull’opportunità di inserire o meno una data di inizio per l’accordo, con i leader combattuti tra il timore di creare un effetto richiamo per i migranti (spostandola troppo in avanti) o dare un segnale negativo, con la Grecia non ancora pronta a mettere in pratica il pacchetto (in caso di una data troppo vicina).

Intanto il premier britannico David Cameron ha lanciato un allarme: nelle prossime settimane ripartirà il flusso di migranti nel Mediterraneo verso l’Europa, in particolare dalla Libia. Mentre il premier Matteo Renzi ha avvertito: Va bene fare l’accordo con la Turchia ma sia chiaro che se ci sarà, farà da precedente. Le regole che saranno valide per Ankara dovranno essere valide anche per gli altri Paesi da cui ci attendiamo numeri massicci di sbarchi

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Paolo Padoin

Paolo Padoin

già Prefetto di Firenze
paolo.padoin@firenzepost.it

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