Confronto fra amministratori ed esperti

Firenze, Prefettura e Facebook: omaggio alla bandiera e comunicazione attraverso i social network

di Redazione - - Cronaca, Economia

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Facebook-algoritmoFIRENZE – Come cambia la comunicazione pubblica nell’era dei social network? Quali sono i risvolti sulla privacy dei cittadini? In che modo convivono rapporti umani e comunità virtuali? Quanto incide la criminalità informatica? Quale futuro attende la lingua italiana? Sono alcuni dei temi di cui si è parlato nel convegno «Viva i social, abbasso i social» che si è tenuto a Palazzo Medici Riccardi.

Cosa ha portato la Prefettura ad affrontare questo argomento lo ha spiegato il prefetto Alessio Giuffrida nell’aprire i lavori. «Mi è piaciuta sin da subito l’idea che il mio ufficio – ha detto –  si cimentasse con qualcosa di nuovo, di moderno, di attuale”. Ma vi è anche un altro motivo: la data. Il 17 marzo si è celebrata la Giornata dell’Unità Nazionale, della Costituzione, dell’Inno e della Bandiera. Una ricorrenza di recente istituzione che riporta indietro nel tempo, fino alle fondamenta dello Stato italiano, alla nascita di certi valori sociali – ha spiegato Giuffrida – di cui le Prefetture rimangono dei baluardi, cercando di coniugare tradizione e innovazione. Testimonianza ne è proprio l’iniziativa di oggi nella quale lanciamo un ponte ideale tra passato e futuro parlando di uno degli argomenti più discussi del presente».

Perché i social media stanno trasformando anche il rapporto tra cittadini e Pubblica Amministrazione. Sono sempre di più, infatti, gli organi istituzionali che ricorrono a queste nuove piattaforme, attraverso le quali gli utenti possono far sentire in maniera diretta e immediata la propria voce nella sfera pubblica digitale. L’utilizzo dei social offre al cittadino un ruolo attivo e cambia la prospettiva della comunicazione che ha ora un doppio senso di marcia: la Pubblica Amministrazione parla e ascolta allo stesso tempo. Per far ciò deve essere più veloce nella risposta e deve usare un linguaggio più colloquiale e sintetico e ciò richiede anche professionalità interne nuove e dedicate. Da qui si comprende quanto profondo possa essere l’impatto dei social media sull’organizzazione funzionale e relazionale delle strutture pubbliche. Proprio questo è l’argomento di Alessandro Lovari, docente di strategie della comunicazione pubblica presso l’Università di Sassari, che ha scattato una fotografia della nuova “social-PA” Il web social è un grande spazio di dialogo e partecipazione che può aprire una nuova era di trasparenza e partecipazione per gli organismi pubblici. Non solo, ma consente loro di veicolare informazioni oltre i mass media tradizionali e gli sportelli di relazione col pubblico, raggiungendo anche nuovi target come i giovani, utenti abituali di queste reti.

Negli aspetti più tecnologici dell’argomento odierno è entrato Fabrizio Stelo, Capo Gabinetto e responsabile Stampa & Comunicazione della Prefettura di Firenze, che ha descritto in cosa consiste concretamente la rivoluzione apportata dai social network nel mondo attuale. Dopo di lui, ha preso la parola Folco Cimagalli, professore associato di sociologia generale presso la L.U.M.S.A. di Roma, che ha tracciato un quadro di come rapporti umani e comunità virtuali coesistono oggi in una società in rete, sempre connessa.

A Riccardo Acciai, che dirige il dipartimento ricorsi del Garante per la protezione dei dati personali, il compito di parlare dei risvolti sulla privacy dei cittadini, facilmente esposti nel web al saccheggio della propria identità digitale e delle informazioni più riservate. Ciò riporta ad un altro tema di attualità, quello della criminalità informatica, sul quale è intervenuta Stefania Pierazzi, vice dirigente del Compartimento Polizia Postale e Comunicazioni della Toscana, che ha parlato degli illeciti in rete, ma anche dell’educare i naviganti del cyberspazio, e i giovani in particolare, a un uso appropriato dei social network. Da qui prende avvio un altro argomento che i social media propongono in maniera forte, quello della lingua italiana. Su questo aspetto ha fatto chiarezza Paolo D’Achille, ordinario di Linguistica Italiana all’Università Roma Tre e accademico della Crusca, che ha incentrato il suo intervento su come si trasforma il lessico tra neologismi e anglicismi.

 

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