Il dibattito appassiona solo la sinistra

Referendum sulle trivelle del 17 aprile: scontro nel Pd. E’ un voto di cui si sa poco (ma che costa molto)

di Paolo Padoin - - Cronaca, Economia, Politica

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ROMA – Gli italiani si accingono a andare al voto, il 17 aprile 2016, per il referendum sulle trivelle che captano petrolio in mare, ma non molti sanno quale è la posta in gioco. Non si tratta di un’opzione secca, come fu nel caso del referendum sul nucleare (volete che si usi l’energia nucleare o no?), ma soltanto (si fa per dire) di decidere se rinnovare o non rinnovare «sine die» le concessioni esistenti entro le 12 miglia marine, sulle piattaforme già esistenti. È in gioco il futuro di 64 piattaforme sulle 119 dei nostri mari (numeri di Assomineraria). Se il 17 aprile vince il no, i giacimenti dove «pescano» quelle 64 piattaforme verranno sfruttati fino a esaurimento; se invece vince il «sì», gli impianti verranno chiusi in anticipo, alla scadenza delle concessioni. Il 17 aprile non si vota dunque per dare o non dare il via libera alle ricerche petrolifere nei nostri mari, la questione è più ‘ridotta’, perché resteranno sempre in funzione altre piattaforme.

PD – Sulla posizione da prendere in materia nasce lo scontro nel Pd: le istanze ufficiali del partito lavorano perché il referendum sulle trivellazioni (incidentalmente promosso da dieci Regioni quasi tutte guidate da un Governatore piddino) non conquisti il quorum.

VICESEGRETARI – I vicesegretari Lorenzo Guerini e Deborah Serracchiani, in una dichiarazione congiunta, hanno affermato: «Questo referendum è inutile. Non riguarda le energie rinnovabili, non blocca le trivelle (che in Italia sono già bloccate entro le 12 miglia, normativa più dura di tutta Europa), non tocca il nostro patrimonio culturale e ambientale. Come hanno spiegato i promotori (alcune regioni) si tratta solo di dare un segnale politico. Perché nel merito il quesito riguarda la durata delle concessioni delle trivelle già in essere.

DEM – Ma la minoranza Pd reagisce anche su questo tema. «Apprendo dal sito dell’Agcom che il Pd avrebbe assunto la posizione dell’astensione al referendum di Aprile sulle trivelle in mare – ha detto Roberto Speranza – È una posizione che non condivido affatto e che non credo possa essere compresa da una parte significativa dei nostri elettori. E per il governatore pugliese Michele Emiliano, «io e Barack Obama siamo contro le trivellazioni petrolifere marine. Il Pd italiano che fa? Il 17 aprile vota SI».

Ma, al di là delle posizioni (e delle speculazioni) politiche vediamo in concreto le ragioni del no e del si.

SI – Chi è favorevole alla ricerca del petrolio e del gas nei nostri mari segnala che tutt’attorno a noi, per esempio sulla costa ex jugoslava dell’Adriatico, già si trivella alla grande; se noi rinunciamo a farlo, ci becchiamo comunque tutti i rischi di inquinamento, di incidenti alle piattaforme eccetera ma rinunciamo a ricavare un reddito. E’ l’argomento che fu portato avanti da chi a suo tempo era favorevole al nucleare, ai nostri confini ci sono decine di impianti, il rischio dunque era già presente anche per noi.

NO – Il Comitato No Triv sostiene che la questione è più complessa e che un eventuale «no» al referendum potrebbe dare via libera a nuove perforazioni anche vicino alle coste. Qualche componente del Comitato ricorda che in precedenti occasioni di trivellazione ci sono stati evidenti danni per l’ambiente. In mari chiusi come i nostri anche la perdita di piccole frazioni del greggio che è stato versato in acqua nella grandi catastrofi storiche alle piattaforme farebbe danni incalcolabili, si sostiene. Un altro storico ambientalista, Ermete Realacci rincara la dose: «So bene che Saipem ha le tecnologie di trivellazione più sicure del mondo, ma non mi pare che possa essere negli idrocarburi il futuro dell’Italia».

Dunque si affilano già le armi in vista del 17 aprile, ma sembra che finora l’opinione pubblica non sia molto informata e che il dibattito sia circoscritto a un ristrettissimo ambito ambientalista e politico di sinistra, come sempre avviene in casi del genere. Intanto per organizzare l’operazione di voto, separata dalle elezioni amministrative, si spenderanno milioni di euro.

 

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Paolo Padoin

Paolo Padoin

già Prefetto di Firenze
paolo.padoin@firenzepost.it

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