Pesanti critiche della Cgil

Province, mobilità: 1 dipendente su 6 verrà trasferito lontano da casa, prevalentemente nelle regioni del Nord

di Paolo Padoin - - Cronaca, Economia

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Renzi-Madia

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ROMA – In 13 Province, quasi tutte del Mezzogiorno, gli esuberi superano i posti liberi, con un totale di 274 dipendenti soprannumerari che rischiano di dover fare la valigia. Si tratta del 16,7% rispetto al complesso dei lavoratori da trasferire (1.644). E’ questa la prima stima dell’operazione mobilità condotta dal governo per trovare una collocazione al personale in eccedenza a seguito della riforma Delrio, che porta a superare le Province.

Ecco alcune cifre significative; il primo numero si riferisce ai posti liberi, il secondo agli esuberi: Calabria, (44, 72); Puglia, (306, 335); Campania, (151, 279); Basilicata, (65, 128); Molise (44, 65) e Umbria ( 95 ,111).

A fine mese scatterà una ‘fase due’, in cui sarà possibile per il dipendente in mobilità esprimere la preferenza sul ricollocamento (ci saranno poi circa 30 giorni per fare la scelta). Intanto sono già stati pubblicati gli elenchi del personale da spostare con nome, cognome, codice fiscale, titolo di studio, inquadramento, funzione, profili. Insomma, schede complete dove i destinatari delle procedure di mobilità potranno riconoscersi senza equivoci.

CGIL – Commenti molto negativi sull’operazione province vengono dai sindacati, in particolare dalla Cgil. «Sono sempre più allarmanti le notizie relative all’operazione mobilità dei lavoratori delle province». Lo afferma la Fp Cgil Nazionale, in una nota, sottolineando: «Risulta essere molto preoccupante l’assenza di una effettiva ricollocazione per una parte consistente di lavoratori coinvolti da questo processo, specie a Sud. Così come, nell’ambito di questo percorso di incrocio tra domanda e offerta, non si è valutata la professionalità dei lavoratori, ridotti a un semplice numero. In generale – aggiunge la Funzione Pubblica Cgil – c’è ancora molta confusione sull’operazione e sui dati contenuti nel portale della mobilità. Ma, soprattutto, è molto grave che tantissimi enti non abbiano inserito alcuna disponibilità, in attesa che la procedura finisca, così da poter poi avviare i concorsi per l’assunzione di nuovi dipendenti».

Eppure, specifica la Cgil, «non è la sola complicazione di questa confusa operazione. Al momento, infatti, non c’è soluzione alcuna sulla sorte degli oltre duemila precari, tra province e città metropolitane, con contratti in scadenza a breve, come ancora è incerto il futuro dei dipendenti dei centri per l’impiego. È sempre più palese che l’assenza di un confronto e la riduzione delle risorse, che hanno portato ad una logica ragioneristica del problema, stanno pesando, come dimostrano i fatti, sulla gestione complessiva del processo».

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Paolo Padoin

Paolo Padoin

già Prefetto di Firenze
paolo.padoin@firenzepost.it

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