La deposizione alla commissione d'inchiesta del Consiglio regionale

Monte dei Paschi di Siena, il sindaco Valentini: la vita della città inquinata dai soldi e dal potere della banca

di Redazione - - Cronaca, Economia, Politica

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Il sindaco di Siena, Bruno Valentini

Il sindaco di Siena, Bruno Valentini

FIRENZE – «La vita di Siena è stata inquinata dai soldi e dal potere del Monte dei Paschi. Le scelte politiche si facevano non per convinzione, ma per convenienza. I gruppi politici erano influenzati dalla possibilità, attraverso il consiglio comunale, di incidere sulle scelte della fondazione, e dalla banca, e quindi sugli utili da erogare». Lo ha dichiarato il sindaco di Siena, Bruno Valentini, ascoltato oggi, 24 marzo, dalla commissione d’inchiesta del Consiglio regionale sul Monte dei Paschi, presieduta da Giacomo Giannarelli (M5S).

«Il danno più grave – ha aggiunto il sindaco – è stato sulla cultura diffusa, perché si è creata dipendenza, la riluttanza al rischio e a fare impresa. La Fondazione aveva un ruolo determinante nelle scelte della Banca. Nella Fondazione esercitavano una funzione rilevante le istituzioni locali, governate dalla politica. C’è stata quindi una filiera decisionale che influiva in modo forte sulle attività della Fondazione e della Banca, che derivava da input locali e nazionali». Per il sindaco l’incauto acquisto di Banca Antonveneta  ha avuto un consenso generale, sia a Siena che fuori, anche dai sindacati interni. «La responsabilità della politica – ha detto poi – è stata non aver valutato i rischi e non aver imposto i controlli necessari, sia sul prezzo sia su ciò che si comprava».

Valentini ha quindi precisato che, a livello nazionale, si è sempre guardato con favore all’integrazione della banca in un sistema di credito più vasto, mentre a livello locale c’era la convinzione che il controllo sarebbe rimasto a Siena. Sul consenso diffuso intorno all’acquisto di Antonveneta si è soffermato anche Raffaele Ascheri, insegnante, ed autore di molti libri sul sistema Siena. «Da parte dell’informazione locale c’è stato un completo allineamento sui desiderata di Mussari e Vigni, ma anche di chi è venuto dopo – ha dichiarato – Di fatto, in questi anni, non è esistita una stampa capace di porre qualche domanda». Nel corso dell’audizione sono stati ascoltati anche gli avvocati Giulio Caselli, responsabile regionale Adusbef, associazione che tutela i consumatori nel settore del credito, e Luigi De Mossi, parte civile in alcuni procedimenti legati alla vicenda Monte dei Paschi, che ha svolto anche incarichi specifici di valutazione sulla vicenda Antonveneta. Quest’ultimo ha citato la relazione di Daniele Pirondini, che solleva alcune perplessità sull’acquisto. La prima: non è stata fatta né una due diligence, né una perizia. La seconda: i costi del personale del 17,9% nell’anno di acquisizione, senza aumenti significativi delle unità. «Non ho dubbi sulla responsabilità politica di chi ha nominato gli amministratori prima in Fondazione, poi nella Banca – ha rilevato De Mossi -. Il presidente ed il direttore generale erano espressione del Pd e della Cgil, ma c’erano anche rappresentanti delle minoranze. Il presidente di Antonveneta faceva riferimento a Forza Italia».

Secondo il presidente della commissione d’inchiesta, Giannarelli, «ancora una volta emerge il ruolo svolto da Banca d’Italia e Consob. Un’operazione come l’acquisto di Antonveneta non può non avere l’avvallo degli organi di controllo. Perché non sono intervenuti? Mi auguro che nello sviluppo dei procedimenti giudiziari si chiarisca anche questo aspetto. Nessuna voce fuori dal coro. Sembra incredibile – ha aggiunto – Il ‘groviglio armonioso’, per usare un’espressione dell’attuale Gran Maestro del Grande Oriente d’Italia e giornalista senese, Stefano Bisi, ha messo in ginocchio una banca fino a qualche anno prima tra le più capitalizzate ed un intero tessuto economico, minando alla base le prospettive di sviluppo del territorio».

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