Il premier rassicura, però la politica si divide

Terrorismo: Renzi ai capigruppo, per l’Italia nessun allarme specifico. Ma teniamo alta la guardia

di Paolo Padoin - - Cronaca, Politica

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renzi

ROMA – L’Italia tiene alta la guardia, ma ad ora non risulta alcuna minaccia specifica al nostro Paese. Matteo Renzi ha riunito a Palazzo Chigi i capigruppo di maggioranza e opposizione, all’indomani del doppio attacco kamikaze a Bruxelles. E, con al fianco i ministri di Esteri e Interni e il sottosegretario ai Servizi, rassicura innanzitutto che il nostro Paese ha in campo tutte le misure di sicurezza necessarie a prevenire e contrastare possibili attacchi. Poi ribadisce che nella lunga e difficile battaglia al terrorismo c’è bisogno di una prova di unità delle forze politiche, oltre alla creazione di una struttura condivisa per la sicurezza in Europa e un gigantesco investimento su periferie e cultura. Ma se FI e M5s sposano la linea della responsabilità, il fronte politico italiano appare tutt’altro che compatto. La Lega si smarca: i morti di Bruxelles, dice Matteo Salvini, sono figli del buonismo dell’accoglienza e Renzi è complice dei terroristi, è l’accusa al quale il Pd reagisce con durezza.

Non è inedita la formula usata dal premier per mobilitare le forze parlamentari all’indomani dell’attacco in Belgio. Renzi l’ha inaugurata lo scorso anno, persuaso che contro l’Isis serva una risposta unitaria come quella che l’Italia ha saputo dare alla mafia e al terrorismo interno.

Alle 7.30 di ieri 23 marzo una ventina di capigruppo di Camera e Senato ha varcato il portone di Palazzo Chigi.

Apre Renzi, assicurando un impegno concreto per più fondi alle forze dell’ordine e per denari veri sulle periferie. Poi ribadisce l’urgenza di un’intelligence europea, di valorizzare di Europol e di creare una struttura condivisa per la sicurezza Ue. Ad Angelino Alfano, Paolo Gentiloni, Marco Minniti il compito di dare cifre e informazioni sulla risposta messa in campo, a partire dalle espulsioni di sospetti jihadisti.

Il nostro Paese non presenta le fragilità del Belgio, sottolinea Alfano, che confronta il numero di foreign fighters italiani – una novantina – con gli oltre quattrocento belgi. Ma il Movimento 5 Stelle obietta che non si è ancora passati dalle parole ai fatti: «Servirebbe entro giugno un provvedimento per ripristinare i tagli alle forze dell’ordine e invece sentiamo parlare solo della nomina di Carrai, un amico del premier», nota Michele Dell’Orco. Fabio Rampelli, di Fratelli d’Italia, segnala che quartieri con tanti stranieri, come il Pigneto a Roma, rischiano di diventare come Molenbeek, «brodi di coltura di terroristi». Alfano replica che non è così: è pronto a dimostrarlo in Parlamento, dati alla mano. Ma Rampelli lascia il palazzo poco rassicurato: «Non ci fidiamo di Renzi». Concorda la Lega, che chiede al governo di digrignare i denti, espellere, chiudere frontiere: «Inutile la riunione, ridicola la proposta di Renzi. Le nostre forze dell’ordine – attacca Salvini – non sono messe in condizione di combattere il terrorismo». Dura la reazione del Pd che definisce il leader del Carroccio patetico: «Salvini prigioniero dello schermo tv: balle, insulti e sciacallaggio a tutte le ore. Proprio quello che ci vuole per la lotta al terrorismo», affermano dal Nazareno.

L’Ue è esposta, serve un’azione più coordinata, dice l’ex premier Massimo D’Alema, che promuove una riflessione su un Islam europeo. E Silvio Berlusconi prende le distanze dagli alleati di destra: «E’ un’assurdità dire che serva cacciare i musulmani». Ma Giorgia Meloni non fa sconti al governo. E chiede le dimissioni della responsabile della politica estera dell’Ue, Federica Mogherini, perché alla notizia degli attentati di Bruxelles ha pianto: «E’ simbolo di un’Europa debole, molle e incapace. Me ne vergogno, così come mi vergogno di Alfano e di incapace. Me ne vergogno, così come mi vergogno di Alfano e di Renzi, perché per combattere il terrorismo servirebbero fegato e attributi». Un attacco, replica il capogruppo Pse Gianni Pittella, che denota «ignoranza e becero provincialismo».

Meno male che, mentre la politica chiacchiera, litiga, si divide anche su un tema essenziale come la lotta al terrorismo, le Forze dell’ordine e la magistratura, pur con i mezzi sempre più ridotti posti a disposizione dal Governo, continuano la loro opera professionale e infaticabile. Su di loro possiamo far conto, non sui venditori di balle e di fumo.

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Paolo Padoin

Paolo Padoin

già Prefetto di Firenze
paolo.padoin@firenzepost.it

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