Durante il rito in Duomo

Firenze, l’omelia della veglia di Pasqua del cardinale Betori: «I terroristi sono folli che bestemmiano Dio»

di Redazione - - Cronaca, Primo piano

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Il cardinale Giuseppe Betori

Il cardinale Giuseppe Betori

FIRENZE – Così come successe al tempo di Gesù anche «all’uomo del nostro tempo, può apparire un vaneggiamento l’annuncio che un crocifisso è risorto». Sono queste le parole pronunciate dall’arcivescovo di Firenze, cardinale Giuseppe Betori, nell’omelia della veglia Pasquale nella cattedrale di Santa Maria del Fiore. Aggiungendo: «E lo diventa in particolare in questi giorni, in cui i nostri cuori sono feriti per la perdita, in un rovinoso incidente sulle strade della Spagna, di nostre care ragazze, in cerca – come è giusto che facciano i giovani – di nuove conoscenze e di più estese esperienze», ha aggiunto ricordando le studentesse morte a Terragona, tre delle quali iscritte all’Università di Firenze.   Per l’uomo di oggi è difficile anche perché «siamo sopraffatti dallo sgomento per le morti di tanti innocenti, causate da disumani terroristi a Bruxelles – ha proseguito Betori -, folli che vogliono minare le radici stesse della nostra civiltà bestemmiando il nome di Dio».

Nell’omelia, l’arcivescovo ha infine posto l’accento su tutte le forme di violenza, dal «lugubre spettacolo di guerre e di miseria che insanguina e opprime tante regioni della terra e provoca il dramma di milioni di profughi che bussano alle nostre porte troppe volte chiuse nell’egoismo», a quella, «più sottile», ma che non pesa meno sulla nostra coscienza, e vede «il diffondersi nella nostra società di una cultura di morte che, in spregio al valore inalienabile della persona umana – ha concluso Betori -, fa vittime tra i più deboli e indifesi, dal grembo materno ai letti della sofferenza».

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