I privilegi della casta

Parlamento italiano fuori dalla realtà: gli eletti guadagnano 122 euro l’ora (16 volte più di un impiegato)

di Camillo Cipriani - - Cronaca, Economia, Lente d'Ingrandimento, Politica

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Aula Camera

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Gli stipendi e i vitalizi di parlamentari e consiglieri regionali sono stati e continuano ad essere sempre al centro delle polemiche: per l’opinione pubblica (giustamente) la casta continua a mantenere insopportabili privilegi che pesano sulle finanze pubbliche e quindi sulle tasche di tutti noi. Nelle ultime legislature, a cominciare dalla scorsa, in realtà anche i nostri deputati e senatori qualche taglio allo stipendio lo hanno subito, sia per quel che concerne la parte fissa dell’indennità sia sul versante dei rimborsi spese e dei benefit.

GUADAGNO – Ma in realtà quanto guadagnano i nostri parlamentari, soprattutto in rapporto alle ore di lavoro (si fa per dire) registrate ogni giorno? Nell’attuale XVII legislatura (giunta a poco più delle metà) le sedute sono state finora 563 con una media mensile di 16,1 riunioni. Ogni seduta ha avuto una durata media di 5,4 ore. Quindi, conti alla mano e tenendo conto che l’indennità mensile di un parlamentare è fissata, dal 2012, in 10 mila 675 euro lordi (circa 5246 euro netti) possiamo indicare che per ogni ora «lavorata» un nostro rappresentante nell’emiciclo della Repubblica ha percepito 122 euro.

ALTRI PAESI – Negli altri principali Paesi europei la situazione delle indennità lorde percepite dai parlamentari è la seguente, molto lontana dalla cifra percepita dagli omologhi italiani. In Francia l’indennità lorda dei componenti l’Assemblée Nationale è di 7.100 euro, in Germania per i rappresentanti del Bundestag di 7.668 euro, nel Regno Unito la House of Commons paga un’indennità di 6.350 euro.

COMMISSIONI – Ma torniamo alla situazione italiana. Anche considerato il fatto che alle ore dell’aula si devono aggiungere anche quelle in commissione (certificate) e quelle dedicate al territorio, le differenze non solo con gli omologhi europei, ma anche con altre categorie di lavoratori italiani restano comunque stratosferiche se si tiene conto delle 5,79 euro l’ora che spettano per contratto ad un parrucchiere o alle 7,20 euro del commesso. E lontanissime anche dalle prestazioni orarie di un farmacista (8,61 euro) o di un operaio qualificato (7,90 euro) o un impiegato amministrativo (7,27 euro l’ora)

PASSATO – In passato succedeva di peggio. Nella X legislatura (’87-’92), ad esempio, i parlamentari percepivano un’indennità (rivalutata ad oggi) di 11.737 euro che, tenuto conto della media di sedute fatte e delle ore lavorate, risultava pari a 218 euro l’ora, cioè 96 euro in più rispetto ad oggi. E la cifra cresce ancora di più se si osservano i dati relativi alla XI (durata 722 giorni) e la XII legislatura, quella durata solo due anni con i governi Berlusconi e Dini. Ebbene tra l’aprile del ’94 e il maggio del ’96 le sedute d’aula sono state 13 al mese con una durata di appena tre ore, con una retribuzione media di circa 250 euro l’ora.

ATTIVITÀ – L’attività legislativa, che nelle stagioni passate vedeva promotori dell’iniziativa in modo quasi eguale Parlamento e governo, oggi vede una netta prevalenza del governo, che è autore delle leggi approvate in una misura che oscilla tra l’80% (scorsa legislatura) e il 75% (attuale legislatura). Perciò sono diminuite correlativamente le ore dedicate dai nostri eletti alla presentazione di provvedimenti che dovrebbero interessare la collettività, mentre è sensibilmente aumentato, soprattutto in questa legislatura, il ricorso al voto di fiducia.

FIDUCIA – Se nella XI legislatura se ne faceva uno solo una volta ogni 66 giorni e nella XIII uno ogni 68, oggi la media è di un voto di fiducia ogni ventotto giorni, cioè praticamente il doppio rispetto alle precedenti. E neppure questo è un segnale di grande democraticità offerto dal governo Renzi, che ricorre troppe volte a questi mezzi – più volte criticati ai tempi degli esecutivi di centrodestra – per approvare anche provvedimenti che interessano quelle categorie che a suo tempo sostennero la sua entrata in funzione (banche, finanza, industria, enti gestori di fonti energetiche ecc..).

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Camillo Cipriani

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Commenti (1)

  • roberto

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    COME FURONO STABILITI GLI STIPENDI DI MADRI E PADRI COSTITUENTI!
    I deputati alla Costituente, nell’Italia povera del dopoguerra, erano infatti poveri; per questo ad esempio – e fu una benedizione – i cosiddetti “professorini” – Dossetti, Lazzati, Fanfani, La Pira – non potendo permettersi altro, andarono a vivere tutti insieme nella casa delle signorine Portoghesi in via della Chiesa Nuova 14, formando quel singolare sodalizio che si chiamò poi, per celia, “comunità del Porcellino”. Che restassero poveri, ci aveva pensato la stessa Teresa Mattei, perché come segretaria della Presidenza fu tra quelli che dovevano stabilire i criteri per lo stipendio dei costituenti. Insieme con Giuseppe Di Vittorio andò allora su una vecchia macchina della CGIL in giro per fabbriche ed uffici per vedere quale fosse il salario medio degli operai e degli impiegati di allora, e propose che per non allontanarsene l’indennità parlamentare fosse di 42.000 lire al mese. Questa proposta non fu molto popolare tra gli onorevoli e alla fine – ma con non minore sobrietà – il salario dei deputati fu fissato a 80.000 lire. Se la Costituzione rassomigliava all’Italia e ancora oggi è “la più bella del mondo”, è anche perché è stata fatta da poveri che stavano dalla parte dei poveri.

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