Operano nelle città più esposte al rischio

Terrorismo, Italia: ecco Uopi e Sos, squadre di primo intervento di polizia e Carabinieri. Già attive a Firenze

di Paolo Padoin - - Cronaca, Politica, Primo piano, Top News

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Polizia_Uopi

ROMA – Ricordate le immagini di Parigi, di quel tragico 7 gennaio 2015 quando i fratelli Kouachi assaltarono la redazione di Charlie Hebdo uccidendo 12 persone? Rimase particolarmente impressa la scena dell`auto della polizia che fa retromarcia di fronte ai terroristi e il poliziotto che coraggiosamente ha tentato di opporsi ed è stato trucidato in mezzo alla strada. Quelle immagini convinsero il capo della Polizia d’Italia, il prefetto Alessandro Pansa, a organizzare, nelle città più esposte al rischio, delle «Unità operative di primo intervento», Uopi, che – in stretto coordinamento con gli analoghi gruppi d’intervento dei Carabinieri (Sos e Api), organizzati dal Comando generale dell’Arma – potessero intervenire con efficacia e attrezzature adeguate nel volgere di poco tempo.

 UOPI E SOS – Le Unità Operative di Pronto Intervento della Polizia di Stato non sono nuovi reparti speciali modello Nocs, ma si inseriscono all`interno della Prevenzione generale, per capirci l’organizzazione sul territorio delle volanti. Sono formate da gruppi diversamente equipaggiati e addestrati ad affrontare minacce di stampo terroristico (e non solo) SOS e API, ossia le Squadre Operative Speciali e le Aliquote di Pronto Intervento dei Carabinieri che utilizzano personale ad alto addestramento. I militari sono dotati di un equipaggiamento speciale, tra cui armi lunghe e giubbotti antiproiettile, e si muovono a bordo di un mezzo blindato. Secondo quanto spiegato, verranno impiegati nella sorveglianza degli obiettivi sensibili. Le squadre operano a seguito dei fatti di Bruxelles. Nei prossimi mesi, viene spiegato, una squadra operativa di supporto sarà costituita anche presso i carabinieri del comando provinciale di Firenze.

Il sistema di intervento più complesso di fronte a un attacco terroristico nel Centro Nord prevede la presenza di reparti dei Nocs della Polizia a Spinaceto, Roma, a un tiro di schioppo dall`aeroporto militare di Pratica di Mare. A Livorno, invece, sono distaccati i Gis dell`Arma dei carabinieri.

Nel ruolino di marcia, gli uni e gli altri – entro due ore al massimo – si devono trovare nel punto di criticità dell` attacco terroristico. «Le unità operative di primo intervento – spiega qualche dirigente delle Uopi – vengono impiegate anche in attività di vigilanza dinamica in luoghi che si ritengono esposti a particolare rischio». Insomma non intervengono solo per fronteggiare e ridurre i danni dell`attacco terroristico, ma anche nella attività di controllo del territorio. Per esempio le jeep blindate (a prova di proiettili di kalashnikov) con gli uomini diversamente equipaggiati partecipano ai posti di blocco.

Un sistema di difesa di questo tipo fu varato inizialmente a Milano, per Expo 2015, poi a Torino, in occasione dell`Ostensione della Sacra Sindone, a Roma, Venezia, Napoli e a seguire le altre città, compresa Firenze. E’ un sistema in progress che il Viminale sta costruendo per rendere sempre più efficace l`intervento antiterrorismo.

Ognuna di queste strutture garantisce la possibilità di intervenire in qualsiasi momento. In situazione d`emergenza, il personale viene richiamato in servizio ed entro un’ora è operativo laddove deve entrare in azione. In questo modo, con la creazione di una rete nazionale di intervento rapido, l’Italia cerca di porsi all’avanguardia nelle attività antiterrorismo, e speriamo che il sistema sia mantenuto sempre in efficienza, con risorse e addestramento adeguati – se il Governo porrà attenzione alla sicurezza dei cittadini più che agli interessi di qualche lobby, come avvenuto di recente – ma che non sia chiamato a entrare in azione, anche se sarà difficile: gli allarmi e le minacce in tutta Europa si moltiplicano e anche l’Italia può finire nel mirino dei terroristi.

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Paolo Padoin

Paolo Padoin

già Prefetto di Firenze
paolo.padoin@firenzepost.it

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