I titolari di assegni si organizzano per far valere i loro diritti

Pensioni, perequazione: entro la fine del 2016 potrebbero essere 6 milioni i ricorsi dei pensionati ai tribunali

di Camillo Cipriani - - Cronaca, Economia, Lente d'Ingrandimento

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pensionati

ROMA – Molti pensionati hanno già fatto ricorso ai tribunali per ottenere la piena perequazione delle pensioni, disposta dalla Corte Costituzionale e negata in parte dal Governo, ma sembra che sia in arrivo una nuova ondata di ricorsi contro la mancata rivalutazione. Sono già 5 mila quelli presentati in tutta Italia.

Al 31 dicembre, data entro cui presentare ricorso per evitare di far cadere in prescrizione il diritto al rimborso, potrebbero essere 6 milioni le persone che si saranno rivolte ai tribunali italiani: tanti sono infatti i pensionati interessati dalla sospensione della rivalutazione delle pensioni disposta dal Governo Monti con il decreto «Salva Italia» (circa il 36% dei pensionati italiani). Hanno diritto a chiedere il rimborso degli arretrati e la rivalutazione della propria pensione tutti i beneficiari di una pensione di importo uguale o superiore a 1.450 euro lordi al mese.

Sul blocco dell’indicizzazione, dichiarato incostituzionale dalla Consulta nel 2015, è intervenuto, come noto, il governo Renzi che ha riconosciuto soltanto una parte degli arretrati, con il cosiddetto «bonus Poletti» o, in molti casi, niente. Il ricorso consiste nella richiesta al giudice competente di ritenere la non manifesta infondatezza della questione di legittimità costituzionale e di rinviare la causa alla Corte Costituzionale. Qualora la Consulta dichiari l’illegittimità costituzionale della norma, si avrà diritto alla ricostituzione della pensione secondo i parametri precedenti al decreto Renzi. Per le pensioni comprese tra 3 e 4 volte il minimo la rivalutazione è bloccata al 95 dell’inflazione, per quelle tra 4 e 5 volte al 75%, per quelle tra 5 e 6 volte il minimo al 50% e al 45% per quelle che eccedono. Questo meccanismo vale fino al 2018.

Altra questione aperta è quella del prelievo sulle pensioni medio alte che è destinato ad esaurirsi a fine anno. Il governo dovrà decidere cosa fare. Infine c’è il nodo della flessibilità in uscita. Il ministro del Lavoro Poletti ha smentito che ci possa essere una misura nel Def, il documento di economia e finanza che sarà presentato in settimana. Sulle pensioni «ci siamo impegnati nel 2016, se e come intervenire su qualche forma di flessibilità in uscita: bisogna concludere le verifiche che sono in corso» ha affermato il viceministro all’Economia, Enrico Morando.

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Camillo Cipriani

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