Adesso i sindacati chiedono il rinnovo dei contratti

Pubblica amministrazione: comparti ridotti da 11 a 4, l’accordo fra Aran e sindacati

di Paolo Padoin - - Cronaca, Economia, Politica

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Marianna Madia

Marianna Madia

ROMA – Nella notte è stata raggiunta l’intesa sui comparti della pubblica amministrazione, sottoscritta dalla gran parte delle sigle sindacali, il cui punto centrale è l’aggregazione dei comparti che da undici, considerando quelli effettivi, vengono portati a quattro: «Funzioni centrali, Funzioni locali, Sanità e Istruzione e ricerca». Le operazioni di accorpamento hanno riguardato il primo (ministeri, agenzie fiscali, enti pubblici non economici) e l’ultimo settore (prima scuola, ricerca, università e Afam erano distinte). La presidenza del Consiglio rimane distinta.

La riduzione dei comparti determina anche la riduzione delle aree dirigenziali, sempre a quattro, seguendo quanto previsto dalla legge Brunetta e rimasto finora solo su carta. Per salvaguardare specifiche professionalità all’interno dei comparti, ognuno avrà il suo contratto, a una parte comune potranno essere affiancate parti speciali.

Quanto alla rappresentatività sindacale all’interno dei nuovi comparti è prevista una fase transitoria, che fa salve le ultime elezioni delle Rsu, ma resta ferma la soglia del 5% di deleghe e voti. Per alcune sigle sindacali più piccole, che magari erano rappresentative in un comparto ora diluito in uno più grande, ciò può determinare il rischio di scomparire. Per questo nell’accordo è stata stabilita la possibilità di alleanza, fusioni, con altri sindacati, da portare a termine entro tempi precisi.

La sottoscrizione dell’intesa era il tassello che mancava prima di poter riaprire il tavolo per il rinnovo dei contratti, come più volte rimarcato anche dal ministro della Pubblica Amministrazione, Marianna Madia. La legge di Stabilità per il 2016 destina al capitolo 300 milioni, una cifra considerata sin dall’inizio insufficiente per i sindacati, che ora concentrano le loro attenzioni sul nuovo Def e sulla prossima finanziaria. I contratti nel pubblico impiego sono bloccati dai sei anni, uno stop non più legittimo secondo la Corte Costituzionale che a riguardo si è pronunciata con una sentenza nel luglio del 2015.

Ora che è stata raggiunta l’intesa sui comparti «il governo non ha più alibi: si rinnovino i contratti pubblici e lo si faccia subito, mettendo le risorse necessarie. Il sindacato ha fatto la sua parte, adesso tocca al governo fare la sua». Così Cgil, Fp Cgil e Flc Cgil commentano l’accordo siglato nella notte all’Aran, dopo 17 ore di trattativa.

Per la Cgil non mancano elementi critici, «l’autonomia della Presidenza del consiglio. Per questa via, infatti, il governo applica la legge Brunetta per difendere una un bacino ristretto di lavoratori. Il secondo punto, riguarda invece i dirigenti tecnici professionali amministrativi della sanità. Non siamo, infatti, d’accordo che si riunifichi questa parte della dirigenza della sanità con quella delle autonomie locali». In generale comunque, la Cgil definisce l’accordo innovativo, adesso la sfida è il rinnovo dei contratti nazionali, noi siamo pronti, da subito. L’Aran convochi i sindacati e apra le trattative. I lavoratori hanno diritto al rinnovo, i cittadini hanno diritto a migliori servizi.

 

 

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Paolo Padoin

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già Prefetto di Firenze
paolo.padoin@firenzepost.it

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