Vanno avanti le indagini in Basilicata

Inchiesta petrolio: l’ex ministro Federica Guidi davanti ai magistrati della procura di Potenza

di Redazione - - Cronaca, Economia, Politica

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Tempa_RossaPOTENZA – Si focalizza sull’arrivo a Potenza dell’ex ministra dello Sviluppo economico, Federica Guidi, oggi 7 aprile,  in tarda mattinata, in Procura, al quarto piano del Palazzo di Giustizia – l’inchiesta sulle estrazioni petrolifere in Basilicata. A sette giorni dalle dimissioni dal Governo, la Guidi (che non è indagata) sarà ascoltata da persona informata sui fatti. Lei, dalla sua casa di Castelnuovo Rangone, nel modenese, è apparsa pronta all’incontro. E’ serena e sta rileggendo alcuni atti ministeriali per fornire con precisione ogni chiarimento ai magistrati, hanno fatto sapere fonti vicine all’ex ministro.

I magistrati chiederanno alla Guidi chiarimenti su due aspetti dell’inchiesta al centro del filone Tempa Rossa, il Centro Oli che la Total sta realizzando a Corleto Perticara (Potenza). Il primo riguarda l’intercettazione del novembre 2014 con il compagno Gianluca Gemelli (indagato) sull’emendamento alla Legge di Stabilità proprio per Tempa Rossa. «Dovremmo riuscire a mettere dentro al Senato, se è d’accordo anche ‘Mariaelena’ (Boschi, ndr), quell’emendamento che mi hanno fatto uscire quella notte, alle quattro di notte», disse Guidi al telefono al compagno, a proposito dell’emendamento relativo ai lavori per il centro oli della Total in contrada ‘Tempa rossa’, a Corleto Perticara (Potenza), nei quali Gemelli stesso aveva interesse essendo alla guida di due società del settore petrolifero. Quella telefonata – definita “inopportuna” dal premier Renzi – ha portato alle dimissioni della Guidi.

Il secondo aspetto, invece, riguarda il ruolo che Gemelli, il compagno della Guidi, avrebbe avuto nella genesi e nella definizione dello stesso emendamento e, più in generale, dell’attività dell’ex ministra rispetto agli interessi delle compagnie petrolifere. Si tratta – per usare le parole di uno degli indagati, il dirigente della Total, Giuseppe Cobianchi – della strada gemellica, una scorciatoia, con il chiaro riferimento proprio a Gemelli, che le compagnie e le imprese, non soltanto di Tempa Rossa, avevano individuato per risolvere i loro problemi, accelerando le procedure previste, grazie al legame tra l’imprenditore e l’esponente del Governo.

Sempre per il filone Tempa Rossa, sono proseguiti gli interrogatori di garanzia: non hanno risposto alle domande del gip l’ex sindaco di Corleto Perticara, Rosaria Vicino (Ho agito nell’interesse della comunità, senza alcun ritorno personale, ha però detto in una dichiarazione spontanea) e dell’allora suo vice, Giambattista Genovese. Da Tempa Rossa si arriva al porto di Augusta per il filone siciliano, nel quale di nuovo Gemelli avrebbe un ruolo determinante e nel quale il capo di stato maggiore della Marina, ammiraglio Giuseppe De Giorgi, è indagato per il reato di abuso di ufficio.

Dalla Procura di Potenza è arrivata la precisazione che in relazione all’attività petrolifera svolta da Eni, a Viggiano (Potenza), ad oggi non è iscritta l’ipotesi di disastro ambientale. I sindaci dell’area hanno annunciato che si costituiranno parte civile nell’eventuale processo che concluderà l’inchiesta e, a margine di un’audizione alla Camera, l’ad della compagnia, Claudio Descalzi, ha avvertito che il blocco degli impianti Eni in Val d’Agri (dove sono sotto sequestro due vasche e un pozzo di reiniezione e dove la produzione è sospesa dallo scorso 31 marzo), da un punto di vista economico uccide la raffineria di Taranto che viene alimentata proprio dal petrolio estratto in Basilicata. ha alimentata proprio dal petrolio estratto in Basilicata. ha ribadito di voler andare fino in fondo per dimostrare la correttezza dell’Eni. «Teniamo ferma – ha detto – la produzione per due o tre anni? Non mi interessa, voglio andare fino in fondo. Abbiamo e ho la coscienza a posto».

Il Ministro dell’Ambiente, Gian Luca Galletti, infine, ha sottolineato che «la norma al centro del caso Tempa Rossa prevede solo una semplificazione amministrativa sul rilascio di autorizzazioni, senza incidere minimamente sulle salvaguardie ambientali, anzi in qualche modo rafforzandole. E’ questo il motivo – ha concluso – per cui il ministero dell’Ambiente ha condiviso entrambe le stesure.»

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