Ma dopo le voci circolate smentisce: «non sono come Berlusconi»

Intercettazioni: dopo l’interrogatorio della Boschi, Renzi spinge per la riforma

di Paolo Padoin - - Cronaca, Lente d'Ingrandimento, Politica

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boschi

ROMA – La riforma delle intercettazioni al momento è al palo insieme all’intera riforma del processo penale. Dopo essere stata approvata a settembre alla Camera, un mese fa la riforma del processo penale ha cominciato il suo iter al Senato. «Si tratta di una materia molto vasta e complessa», ha detto subito il capogruppo Dem in commissione, Giuseppe Lumia: «Servirà del tempo, ma l’intenzione è quella di andare avanti». In questi mesi però la discussione sulle intercettazioni è stata praticamente ferma. Ora l’attenzione sui rapporti magistratura – politica è risalita anche per l’elezione alla presidenza dell’Associazione nazionale magistrati di Pier Camillo Davigo, storico magistrato della stagione di Mani pulite.  Che ha avuto subito da ridire per l’atteggiamento del governo verso le toghe e, a proposito delle intercettazioni, ritiene che non servono giri di vite ma, se vogliono, possono introdurre pene più alte per chi diffama.

RENZI – Adesso il Governo, e in particolare il premier Matteo Renzi, irritato per l’uscita sulla stampa delle intercettazioni che riguardavano alcuni suoi ministri nel caso petrolio Basilicata, vorrebbero uscire alla svelta dall’impasse, e pensano ad un disegno di legge apposito che cambi le regole solo sulle intercettazioni. Sembra infatti che nel Consiglio dei ministri dedicato all’esame del Def il premier abbia messo nel mirino le intercettazioni sul caso Tempa Rossa, «una vicenda condotta in modo incredibile con pezzi dell’inchiesta fatti filtrare un po’ alla volta». E non è piaciuta ovviamente al premier neppure l’audizione dei pm con il ministro delle riforme Maria Elena Boschi: «Un attacco a tutto il Parlamento. Due testimoni interrogati prima degli arrestati, una cosa assurda. Non è accettabile che i magistrati convochino un ministro esercitando una sorta di sindacato sull’azione legislativa».

DELEGA – Quindi sembrerebbe che si desse il via a un’iniziativa su questo specifico tema. Il ddl di riforma del processo penale prevedeva sul punto una delega molto generica e anche per questo la maggioranza non ha mai trovato l’intesa. In questi mesi, in attesa che la discussione sulla riforma entrasse nel vivo, alcune procure hanno diffuso circolari interne per cercare di limitare i problemi di privacy dati dalla circolazione di intercettazioni non strettamente attinenti alle accuse in discussione. Prima il procuratore capo di Roma Giuseppe Pignatone, quindi Armando Spataro che coordina Torino, infine Giuseppe Colangelo a capo della procura di Napoli hanno diffuso alcune circolari interne. I testi sono più o meno analoghi. Si chiede agli investigatori di «evitare l’ingiustificata diffusione delle conversazioni estranee e irrilevanti per le indagini» e agli adempimenti che gravano sui pm nella fase della distruzione di questo genere di captazioni.

PROCURE – Le tre procure hanno perciò sposato una linea comune e di buon senso: le intercettazioni irrilevanti non devono essere riportate per esteso o per estratto nei brogliacci e nelle informative della polizia giudiziaria, che dovrà limitarsi a scrivere «intercettazione irrilevante ai fini dell’indagine». Se, poi, la polizia giudiziaria dovesse avere dubbi sulla rilevanza della conversazione, investirà della questione il pm. Questa potrebbe essere una traccia utile per il Governo al fine di limitare la trascrizione e la conseguente pubblicazione delle intercettazioni senza arrivare a uno scontro con la magistratura, visto che il suggerimento verrebbe proprio dalle più importanti procure.

UDIENZA FILTRO – Altra strada che il governo potrebbe intraprendere, seguendo l’indirizzo della procura di Torino, è puntare sull’udienza filtro come luogo in cui si distruggono le conversazioni irrilevanti. Nel modello torinese, tutti gli atti inoltrati al gip a sostegno della richiesta di misura cautelare dovranno essere depositati: e quindi saranno esaminabili nella versione cartacea e in quella audio, ma le conversazioni potranno essere ascoltate «senza però diritto di ottenerne copia».

Nonostante la mole enorme di conversazioni intercettate e pubblicate in questi anni dalla stampa i dati italiani statistici non dimostrano certo che siamo tutti comunque sotto controllo: la possibilità che una persona venga intercettata è una ogni 24 mila abitanti. L’uso smodato però che è stato fatto di intercettazioni che riguardavano importanti uomini politici consiglia una limitazione ulteriore alla loro pubblicazione.

Dopo le polemiche suscitate dalle anticipazioni Renzi ha fatto però marcia indietro, smentendo l’intenzione del Governo d’intervenire subito sullo scottante tema: «Il governo non ha intenzione di rimettere mano alla riforma delle intercettazioni. Ci sono molti magistrati che sono molto seri nell’usarle. Certo che le intercettazioni servono. Servono per scoprire i colpevoli, ma tutti gli affari di famiglia e i pettegolezzi sarebbe meglio non vederli sui giornali. Molti magistrati non passano queste informazioni. Spero che ci sia buon senso da parte di tutti». Ma non rinuncia comunque ad attaccare le toghe sfidandole a emanare più sentenze, e attraverso le sentenze a fare «finalmente giustizia in Italia» perché oggi ancora non ci siamo, non basta. Ma pensiamo che, una volta sopito il can can sollevato adesso, il premier tornerà sul tema anche delle intercettazioni.

 

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Paolo Padoin

Paolo Padoin

già Prefetto di Firenze
paolo.padoin@firenzepost.it

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