La classifica di unimpresa

Tasse locali: Roma è in testa fra i capoluoghi, Firenze prima per Imu (1,06%) e Tasi (0,33%)

di Camillo Cipriani - - Cronaca, Economia, Politica, Primo piano, Top News

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Tasse-locali

Il Centro studi di Unimpresa ha disegnato la mappa delle tasse locali e regionali: basandosi su dati dell’Agenzia delle Entrate, della Corte dei conti e del Dipartimento Finanze ha stabilito la classifica delle varie città e regioni. Vengono prese in considerazione le aliquote Irpef (definite dalle regioni), il totale delle addizionali Irpef (regioni e comuni), l’Imu e la Tasi. La classifica è stata realizzata sulla base di «punti» attribuiti alle città e alle relative regioni che applicano aliquote particolarmente elevate nei quattro principali tributi pagati anche su base territoriale.

ROMA – Sono sette le città col fisco al top, con tre punti assegnati su un massimo di quattro dal Centro studi di Unimpresa: a Roma si paga il 4,82% di Irap, il 4,23% di addizionali Irpef, l’1,06% di Imu. La Capitale ha le addizionali comunali e regionali più alte d’Italia perchè quella comunale deve coprire la gestione commissariale di un debito 12 miliardi con un mutuo dello Stato fino al 2048 mentre l’aliquota elevata regionale si spiega con il debito della sanità. A Torino si paga il 4,13% di addizionali Irpef, l’1,06% di Imu e lo 0,33% di Tasi; a Napoli il 4,97% di Irap, l’1,06% di Imu e lo 0,33% di Tasi; a Genova e Bologna si paga il 3,13% di addizionali Irpef, l’1,06% di Imu e lo 0,33% di Tasi; ad Ancona il 4,73% di Irap, l’1,06% di Imu e lo 0,33% di Tasi; a Campobasso il 4,97% di Irap, il 3,43% di addizionali Irpef, l’1,06% di Imu.

FIRENZE – Due punti, nella classifica di Unimpresa sul fisco locale, ad altre sette città: Firenze (per l’Imu all’1,06% e la Tasi allo 0,33%), Palermo (per l’Irap al 4,82% e l’Imu all’1,06%), Perugia (per l’Imu all’1,06% e la Tasi allo 0,33%), Bari (per l’Irap al 4,82% e l’Imu all’1,06%), Potenza (per l’addizionale Irpef al 3,13% e l’Imu all’1,06%), Trieste (per l’Imu all’1,06% e la Tasi allo 0,33%) e Catanzaro (per l’Irap al 4,82% e l’Imu all’1,06%).

MILANO – Milano (per l’Imu all’1,06%), Cagliari (per la Tasi allo 0,33%), L’Aquila (per l’Irap al 4,82%), Aosta (per l’Imu all’1,06%), Trento (per la Tasi allo 0,35%) e Bolzano (per la Tasi allo 0,40%) hanno invece un solo punto.

VENEZIA – Venezia (che ha zero punti) è l’unica città dove il prelievo è sempre sotto le soglie più alte: nel capoluogo della regione Veneto fisco leggero perché si paga il 3,90% di Irap, il 2,03% di addizionali Irpef (1,23% regionale e 0,80% comunale), lo 0,81% di Imu e lo 0,29% di Tasi.

IRAP – Per quanto riguarda l’Irap, l’aliquota più alta, pari al 4,97%, si trova a Napoli (Campania) e Campobasso (Molise), mentre a Roma (Lazio), Palermo (Sicilia), Bari (Puglia), Catanzaro (Calabria) e l’Aquila (Abruzzo) il prelievo dell’imposta regionale sulle attività produttive si attesta al 4,82%.

IRPEF – Per quanto riguarda l’Irpef, considerando la somma delle addizionali comunali e regionali, il podio spetta sempre alla Capitale dove l’aliquota totale è del 4,23%, ovvero il 3,33% della regione Lazio e lo 0,90% del Comune; seguono, poi, Torino col 4,13% (3,33% del Piemonte e 0,80% del Comune), Campobasso col 3,43% (2,63% del Molise e 0,80% del Comune) e col 3,13% Genova (2,33% della Liguria e 0,80% del Comune), Bologna (2,33% dell’Emilia Romagna e 0,80% del Comune) e Potenza (2,33% della Basilicata e 0,80% del Comune).

IMU – Per quanto riguarda l’Imu, l’aliquota massima (1,06%) è applicata in 16 grandi città su 21 esaminate nel rapporto: Roma, Torino, Napoli, Genova, Bologna, Potenza, Campobasso, Firenze, Palermo, Perugia, Bari, Trieste, Ancona, Catanzaro, Milano e Aosta. Si «salvano» solo Cagliari (0,96%), L’Aquila (0,81%), Trento (0,895%), Bolzano (1,00%) e Venezia (0,81%).

TASI – Per quanto riguarda la Tasi, l’aliquota più alta è a Bolzano (0,40%) mentre a Trento si paga lo 0,35%. Le altre città «più tassate» sul versane del mattone, con un’aliquota pari allo 0,33%, sono: Torino, Napoli, Genova, Bologna, Firenze, Perugia, Trieste, Ancona, Cagliari, Trento e Bolzano.

A partire dal 2011, gli amministratori pubblici hanno potuto aumentare le addizionali Irpef comunali entro il limite massimo dello 0,8 per cento. Un limite che secondo la Cgia, è stato utilizzato dal 63% dei comuni, portando le addizionali comunali dai 2,9 miliardi di euro del 2010 agli oltre 4,4 miliardi del 2014, pari ad un aumento del 54%. Una percentuale che è destinata a salire per effetto dell’aumento deliberato da una decina di comuni italiani per il 2015, i cui effetti saranno percepiti dai contribuenti nelle buste paga del 2016. In barba alle ripetute affermazioni di Renzi e Padoan: questo è il primo governo che ha abbassato le tasse. E c’è ancora chi ci crede….

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Camillo Cipriani

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