Il quotidiano fondato da lui nel 1998

Firenze: Denis Verdini ascoltato in tribunale per la vicenda de «Il Giornale della Toscana»

di Redazione - - Cronaca, Economia, Politica, Top News

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Denis Verdini

Il senatore Denis Verdini

FIRENZE- Il senatore Denis Verdini, esponente di Ala, movimento ora vicino al governo Renzi, è stato ascoltato nel processo in corso davanti al Tribunale di Firenze per truffa ai danni dello Stato per i contributi pubblici ricevuti dalla Società Toscana di Edizioni che editava «Il Giornale della Toscana», da lui fondato nel 1998. Nel corso della deposizione ha ribadito più volte il suo «amore per l’editoria, una passione che ho sempre avuto e coltivato,
tanto che io sono anche tra i fondatori del ‘Foglio’ di Giuliano Ferrara; io sono stato considerato un esperto nel settore dell’editoria, a cui si sono rivolte tante persone».

Verdini ha ricordato di essere stato il promotore principale,  l’organizzatore e il finanziatore principale del Giornale della Toscana, tra il 1998 e 2001, coinvolgendo nell’impresa un gruppo di amici, che si sobbarcarono un esborso finanziario di circa 10 milioni
di euro. «Nessuno al mondo può pensare di guadagnare con la piccola editoria. Poi nel 2001 avvenne un cambio strutturale in seguito alla crisi della testata editoriale. Dopo una legge varata nel 2001, nacque una cooperativa per editare Il Giornale della Toscana che in tal modo poteva accedere ai finanziamenti pubblici previsti». Una norma, ha sottolineato Verdini, utilizzata da tanti altri piccoli giornali.

Verdini ha ricordato che anche “Il Foglio”, che lo ha visto tra i fondatori, iniziò l’attività con capitali privati e poi si è trasformato in una cooperativa per accedere ai contributi pubblici per l’editoria come prevede la legge. «Sono orgoglioso di aver lanciato il Giornale della Toscana e così di aver portato oltre 40 aspiranti redattori a diventare giornalisti», ha detto il senatore Verdini durante l’interrogatorio. Aggiungendo: «In questa aula mi si permetta di raccontare anche un sentimento, una verità, anche se sul piano giuridico conta poco: io ho una passione per la stampa che mi ha sempre accompagnato nella vita», ha detto Verdini. «Sembra che io sia un piccolo diavolo, ma io ho sempre agito correttamente e nel rispetto delle norme previste dalla legge», si è difeso Verdini dalle contestazioni del pm.

Nel corso dell’udienza, Verdini è stato interrogato anche per il  procedimento penale connesso relativo al dissesto finanziario del
Credito Cooperativo Fiorentino, di cui era presidente.  In proposito ha detto: «Si dipinge questa banca come se vendesse carciofi. Ma era una banca come tutte le altre, dove tutto funzionava regolarmente secondo legge. Certo, la Banca d’Italia può fare tutti i rilievi che ritiene ma mi corre l’obbligo di ricordare che al suo interno è sempre stato tutto regolare».

Verdini ha rigettato tutti gli addebiti mossi dai pubblici ministeri Luca Turco e Giuseppina Mione su presunte operazioni bancarie sospette e finanziamenti dubbi: «Nel sistema bancario niente è oscuro – ha risposto Verdini – Perchè esiste una centrale rischi che aggiornata continuamente tutti i dati di ogni banca. Non è possibile nascondere niente nel sistema bancario. E’ un sistema trasparente».

Verdini ha quindi ricordato i controlli e le ispezioni di Banca d’Italia nel  Credito Cooperativo Fiorentino. E poi sull’istituto di via Nazionale
il senatore ha tenuto a sottolineare: «La Banca d’Italia è la mia chiesa, verso la quale ho il massimo rispetto. Io sono di cultura
laica e considero la Banca d’Italia come un santuario».

AGGIORNAMENTO DELLE 18

«Il senatore Marcello Dell’Utri prende un prestito da me, al Credito cooperativo fiorentino, per una villa sul lago di Como e questo prestito, la sua approvazione, passò dal consiglio di amministrazione della banca. Mai nessun prestito veniva erogato senza che venisse deliberato dal cda». Lo ha detto il senatore Denis Verdini rispondendo a domande dei difensori nel suo esame al processo di Firenze dove è imputato per il crac del Credito cooperativo fiorentino di cui è stato presidente 20 anni, dal 1990 al 2010.

Verdini, alla domanda ulteriore di un suo stesso difensore, e cioè se queste decisioni operative venissero prese senza coinvolgere il cda, si è un po’ accalorato: «Ma come si fa a credere che queste operazioni si facciano senza cda? Queste operazioni si fanno attraverso il cda».

E ancora:  «Marcello Dell’Utri rifiutò un’offerta di 30 mln di euro da Sylvester Stallone per la villa sul lago di Como. Nella vita a volte si assiste anche a cose come questa».  Verdini ne ha parlato in merito ai rapporti di Dell’Utri con la banca di Campi Bisenzio di cui è
stato presidente. «Ho assistito alla visita di Stallone alla villa di Dell’Utri», ha detto Verdini parlando della dimora storica sul lago di Como.

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