Dal 2017 è prevista un'accelerazione

Lavoro: salari bloccati e diminuzione di produttività. Le misure del governo non hanno avuto effetto

di Camillo Cipriani - - Cronaca, Economia, Lente d'Ingrandimento, Politica

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produttività

ROMA – Salari al palo e produttività che diminuisce. Il mercato del lavoro italiano sembra stretto in una morsa da cui potrebbe essere difficile uscire, ma che il governo punta a superare con una nuova forma di contrattazione aziendale che dovrebbe dare definitivamente più spazio al salario di produttività, già peraltro incentivato – ma solo temporaneamente – nella legge di stabilità.

DEF – Secondo i dati contenuti nel Def, lo scorso anno la dinamica reddituale si è attestata su ritmi moderati. In pratica i redditi da lavoro dipendente pro-capite sono cresciuti in media annua di quello che anche nel Documento viene definito appena lo 0,5%, mentre la produttività del lavoro misurata sulle unità di lavoro (Ula) è diminuita dello 0,2%. Incrociando i due dati, il risultato è controproducente. Nonostante l’incremento salariale sia infatti limitato, la diminuzione della produttività ha fatto sì che il costo del lavoro per unità produttiva (il cosiddetto Clup) sia aumentato lo scorso anno dello 0,6% per l’economia nel suo complesso. Non va meglio se la produttività viene misurata sulle ore lavorate. Nel 2015 il governo segnala un calo dello 0,1 per cento e si attende una stagnazione totale nel corso del 2016. Per quanto riguarda infine la produttività rapportata al numero degli occupati, lo scorso anno l’incremento è stato di un timido 0,2 per cento.

2017 – Un’accelerazione è tuttavia prevista a partire dal 2017, quando cioè dovrebbero cominciare a farsi sentire gli effetti delle nuove misure allo studio dell’esecutivo. Per la produttività misurata in base alle ore lavorate è infatti prevista una decisa inversione di tendenza con aumenti dello 0,6 per cento l’anno in tutto il triennio 2017-2019.

CONTRATTI AZIENDALI – Il Governo, si legge ancora nel Def, si concentrerà su una riforma della contrattazione aziendale con l’obiettivo di rendere esigibili ed efficaci i contratti aziendali e di garantire la pace sindacale in costanza di contratto. I contratti aziendali potranno altresì prevalere su quelli nazionali in materie legate all’organizzazione del lavoro e della produzione. L’ipotesi è quella di far arrivare le nuove norme all’interno dello stesso decreto che conterrà anche le misure per Finanza per la crescita, attese al momento per maggio.

E’ dunque evidente che tutte le riforme vantate dal Governo fin qui non hanno contribuito a un recupero né della produttività né dei salari, e tutti i richiami delle varie istituzioni politiche e finanziarie sovranazionali (Ue,Bce, Fmi) non hanno sortito l’effetto di far riflettere il nostro premier che va avanti spedito sulla sua strada. Ma fino a quando il sistema economico, se non sarà messo in condizione di trovare un equilibrio, potrà reggere? Le preoccupazioni in proposito vengono ribadite da più parti, solo l’esecutivo sembra non farsene carico.

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Camillo Cipriani

Camillo Cipriani

redazione@firenzepost.it

Commenti (1)

  • roberto

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    Inutili regali agli imprenditori! Ne hanno avuti fin troppi! Il monte salari-stipendi e pensioni ha avuto una perdita di potere d’acquisto del 100% e più negli ultimi 15 anni! Quindi il problema è di domanda! Non di offerta! Le imprese se non hanno ordini non assumono neppure gratis!
    Redistribuzione è la politica economica da fare! Cosa può ripristinare il potere d’acquisto del monte salari,stipendi e pensioni? Solo la riforma fiscale che faccia emergere tutto il sommerso! Per questo i Veri Costituzionalisti, ovvero i Veri Costituenti, approvarono l’articolo 53 della Costituzione! I vari BONUS Renziani sono incostituzionali in quanto rappresentano l’agevolazione che concede il Re ai suoi sudditi in cambio dei loro favori ( il voto)! Al contrario, riconoscere il Diritto Costituzionale alla deducibilità di tutte quelle spese che non rappresentano un lusso e necessarie per il normale svolgersi della vita quotidiana, rappresenta la riduzione netta degli imponibili del monte salari,stipendi e pensioni e l’aumento degli imponibili di chi vende beni e consumi e servizi anche a NERO! Così il monte salari,stipendi e pensioni medio basso,avendo un minore imponibile, pagherà meno Irpef ed IVA pari a circa 200/250 euro mensili, mentre gli altri redditi avranno maggiori imponibili e così pagando più Irpef ed IVA queste somme andranno a compensare la riduzione impositiva di quel monte, medio basso, di salari,stipendi e pensioni.

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