Ler statistiche di Openpolis

Parlamento: scarsa presenza, troppe ferie, poca produttività. La dolce vita degli eletti

di Paolo Padoin - - Cronaca, Economia, Lente d'Ingrandimento, Politica

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La Camera dei deputati

La Camera dei deputati

L’aula desolatamente semivuota in occasione del discorso del premier Matteo Renzi sulle riforme istituzionali è stata il simbolo della poca partecipazione dei nostri parlamentari alle sedute; in quel particolare caso l’assenza era dovuta a una decisione politica, ma nella maggioranza dei casi i vuoti nei banchi di maggioranza e opposizione sono cronici e molto frequenti. Torna in campo dunque la domanda che i cittadini si pongono e alla quale le istituzioni danno risposte evasive: quanto lavorano i parlamentari? È vero, come i diretti interessati affermano a propria difesa, che non bisogna fermarsi ai dati sulle assenze in Aula perché nelle commissioni si fa tanto lavoro?

OPENPOLIS – In soccorso dei cittadini viene Openpolis, il portale che si occupa di fornire dati su produttività, cambi di casacca e presenze degli eletti dal Popolo, che ha fornito un quadro numerico e perciò obiettivo della situazione. I numeri infatti non si discutono, fanno fede di una determinata e scandalosa situazione. Nel 2015, l’Aula della Camera ha lavorato 20,71 ore a settimana, quella del Senato, 12,59. Dati che crescono se invece si prendono ad esame le Commissioni: arriviamo a 27,04 alla settimana a Montecitorio e 22,63 di Palazzo Madama. «Il cuore del processo legislativo – fa notare Openpolis- risiede nelle Commissioni Parlamentari ma di ciò che avviene lì non traspare nulla all’esterno».

FERIE – Ma oltre all’accusa di lavorare poco i nostri eletti sono sospettati (a ragione) di godere di un ampio spazio di giorni di ferie. A fine anno 2015, poco prima di Natale, l’Huffington Post calcolò in 78 i giorni di ferie di cui avevano usufruito i parlamentari nel corso dei dodici mesi. Lo stop natalizio, che non veniva computato in quell’analisi, suscitò una buona dose di indignazione, ammontando a 19 giorni per i deputati e 20 per i senatori. Per la gran parte degli eletti di Montecitorio, poi, all’inizio del mese di dicembre c’erano stati altri dieci giorni di stop. In realtà si trattava di una sospensione dei lavori per consentire alla Commissione Bilancio di approvare la legge di stabilità, ma tanti deputati ne approfittarono per le prime discese sugli sci.

PASQUA – La situazione si rinnova anche quest’anno, per le vacanze di Pasqua: una settimana piena di stacco, grazie anche alla decisione di sconvocare in anticipo le Commissioni parlamentari. I parlamentari assommano in totale più giorni di ferie rispetto anche ai magistrati, che per il premier Renzi costituiscono la vera e propria pietra dello scandalo. Entrambe le categorie sono accomunate da una concezione quasi sacrale delle ferie. La prova è in questo aneddoto: dopo mesi di fumate nere per l’elezione dei giudici costituzionali che spettavano al Parlamento, il Presidente del Senato Pietro Grasso minacciò sedute ad oltranza tra Natale e l’Epifania. Guarda caso, l’accordo tra Pd e M5S per consentire alla Consulta di ottenere il plenum arrivò in un battibaleno.

PRODUTTIVITA’ – Non è di secondaria importanza poi la «produttività» dei parlamentari, che Openpolis calcola assegnando dei punti ad ognuno di essi per il tipo di iniziativa assunta (l’essere primo firmatario di una, avere ruolo di relatore, partecipare assiduamente ai lavori). In base a questo, su mille parlamentari totali, sono circa un centinaio quelli che influiscono maggiormente sui processi legislativi. «La stragrande maggioranza dell’Aula – scrive Openpolis – produce meno della media parlamentare. Che si attesta su 121,45 punti alla Camera e 151,35 al Senato, ma la gran parte dei componenti (il 66% alla Camera e il 63% al Senato) sta al di sotto».

Anche perché l’iniziativa legislativa è praticamente monopolizzata dal governo, il che notoriamente restringe il ruolo e l’operatività delle Camere. Alla Camera e al Senato l’approvazione di emendamenti presentati dall’Esecutivo si attesta al 50% circa. Per quanto riguarda le proposte di modifica presentate dai parlamentari (tenuto conto anche delle pratiche ostruzionistiche) se ne approvano il 5,42% alla Camera e il 1,25% al Senato. Un’inezia. Questi dati confermano che la riforma costituzionale che ha modificato funzioni e composizione del Senato porterà solo un pannicello caldo alla critica situazione attuale. Visti i dati delle presenze e la produttività dei nostri parlamentari sarebbe stato utile ed opportuno abolire un ramo del Parlamento e ridurre drasticamente il numero degli eletti, ma la casta rinuncia difficilmente a privilegi e poltrone.

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Paolo Padoin

Paolo Padoin

già Prefetto di Firenze
paolo.padoin@firenzepost.it

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