La presa di posizione dell'ex Capo dello Stato

Referendum trivelle del 17 aprile: «Re Giorgio» Napolitano invita all’astensione. Non rispettando l’art. 48 della Costituzione

di Paolo Padoin - - Cronaca, Economia, Lente d'Ingrandimento, Politica

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Il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano risponde al telefono a Sesto Pusteria in provincia di Bolzano, 30 luglio 2013. Italian president Giorgio Napolitano speaks at the mobile phone during his holidays in mountains, Sesto Pusteria (Bolzano), Italy, 30 July 2013. ANSA/ANDREA SOLERO

Il Presidente emerito della Repubblica Giorgio Napolitano

ROMA – Il Presidente emerito della Repubblica italiana nonché senatore a vita, «Re Giorgio» Napolitano, non rinuncia a esprimersi sui problemi di attualità, schierandosi sempre a favore e a sostegno del Governo Renzi. Lo ha fatto in occasione dell’approvazione delle riforme costituzionali, lo ha ribadito adesso in prossimità dei referendum del 17 aprile.

ASTENSIONE – Secondo Napolitano l’astensione «è un modo di esprimersi sull’inconsistenza dell’iniziativa referendaria». Subito il premier Renzi ha definito questa asserzione addirittura «magistrale». Eppure quando era al Colle il vecchio Capo dello Stato la pensava diversamente: cinque anni fa parlò di dovere di voto in occasione della consultazione abrogativa su nucleare, acqua pubblica e Lodo Alfano. E lodò l’impegno di Pannella per la «valorizzazione dello strumento referendario come elemento di democrazia diretta». E ancora prima, nel 2005, andò alle urne quando gli italiani furono chiamati ad esprimersi sulle norme per la procreazione assistita. Il Presidente che, quando era in carica, appoggiava le posizioni della sinistra, adesso che è ufficialmente omologato nei ranghi renziani può dare sfogo apertamente alle sue convinzioni, senza infringimenti.

REFERENDUM – Dunque in questo caso particolare, secondo il Presidente emerito, che dovrebbe continuare ad essere custode geloso della Costituzione, non andare a votare non è un dovere civico, come recita l’art. 48 della nostra Carta fondamentale (il suo esercizio è dovere civico). L’astensione alla prossima consultazione referendaria sarebbe soltanto un modo di esprimersi sull’inconsistenza dell’iniziativa. In tal modo l’ex presidente si schiera apertamente a favore delle tesi governative, contro lo spirito della Costituzione e contro il parere espresso chiaramente dal Presidente della Corte Costituzionale, Paolo Grossi, il quale ha invece affermato: «Partecipare significa essere buoni cittadini, poi ognuno è libero di farlo nel modo in cui ritiene giusto».

E’ ben vero che un altro articolo (il 75) della Costituzione fa presumere che il voto in tal caso non sia obbligatorio («La proposta soggetta a referendum è approvata se ha partecipato alla votazione la maggioranza degli aventi diritto, e se è raggiunta la maggioranza dei voti validamente espressi»), ma è più corretto, a mio avviso, sostenere che  il vero spirito della Costituzione è definito dall’art. 48, quello che si riferisce al diritto di voto. Ed è proprio in relazione a questo che il comportamento di chi incita all’astensione può essere considerato uno spregio alla nostra Carta fondamentale.

Questo è solo l’ultimo schiaffo assestato alla Repubblica e alla democrazia dal vecchio Presidente emerito e, con lui, dal nuovo Presidente del Consiglio.

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Paolo Padoin

Paolo Padoin

già Prefetto di Firenze
paolo.padoin@firenzepost.it

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