L'annuncio dell'assessore Stefania Saccardi

Infermiera sospettata di aver provocato 13 morti: la Regione riorganizza il sistema del rischio clinico a Livorno

di Redazione - - Cronaca

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piombinoFIRENZE – Dopo la vicenda dell’infermiera arrestata a Piombino, sospettata di aver provocato la morte di 13 pazienti, la Regione Toscana sta procedendo alla riorganizzazione del sistema del rischio clinico in tutta l’area di Livorno. L’ ha annunciato Stefania Saccardi, assessore alla salute, esponendo i risultati del lavoro fatto dalla Commissione regionale d’indagine sul caso delle 13 morti sospette all’ospedale Villamarina di Piombino fra il 2014 e il 2015, di cui è accusata, appunto, l’infermiera Fausta Bonino.

Stefania Saccardi ha spiegato che saranno chiamati a collaborare col reparto di terapia intensiva dell’ospedale piombinese un medico e un infermiere esperti in terapia intensiva, per almeno 6 mesi, che avranno il compito di affiancare i professionisti e indirizzarli alla consapevolezza del rischio clinico. Ai lavoratori sarà anche affiancato un centro di criticità relazionale, per dare assistenza psicologica a chi lavora in quel reparto.

L’assessore ha poi aggiunto che, come previsto dalla recente riforma della sanità regionale, saranno organizzati periodi di comando dei professionisti in strutture di maggiore complessità assistenziale, o un coaching periodico del personale da parte di professionisti esterni. Secondo la Regione, la commissione ritiene che «i piccoli ospedali, in assenza di meccanismi formativi adeguati nell’ambito della rete ospedaliera aziendale di riferimento e di quella regionale, corrono il rischio di vedere un progressivo impoverimento delle competenze professionali e culturali degli operatori sanitari locali, in relazione al ‘minor peso’ della casistica osservata ed alla carenza di stimoli formativi ad esso associata».

Da qui la decisione di prevedere periodi di esperienza in centri di maggiore complessità del personale medico e infermieristico che lavora nei piccoli ospedali. «Si tratta di fare una riflessione non solo sul come prevenire questi episodi – ha detto Gianni Anselmi, ex sindaco di Piombino, a proposito delle morti sospette – ma anche sul come strutturalmente conserviamo un upgrading del personale che non lavora con i
volumi dei grandi centri. Non si deve pensare di fermare i piccoli ospedali, nessuno pensa di farlo, ma proprio per questo serve il miglior livello di servizio possibile».

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