Le generazioni a partire dal 1980 in pensione cinque anni più tardi

Pensioni: Padoan apre a una limitata riforma, mentre Boeri denuncia che la politica ha bloccato le buste arancioni

di Camillo Cipriani - - Cronaca, Economia

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Il ministro Pier Carlo Padoan

Il ministro Pier Carlo Padoan

ROMA – Il ministro dell’Economia Pier Carlo Padoan, in audizione davanti alla Commissione bilancio della Camera, apre a una revisione del sistema pensionistico. «Ci sono margini per ragionare sugli strumenti e sugli incentivi, e sui legami tra sistema pensionistico e mercato del lavoro per migliorare le possibilità sia di chi deve entrare sia di chi deve uscire», ha detto Padoan. Il ministro si è detto sicuramente favorevole a un ragionamento complesso sul tema delle pensioni e aperto a fonti di finanziamento complementare per eventuali misure, come quello, suggerito nelle domande dei parlamentari, di un ruolo del sistema creditizio. Il sistema è uno dei pilastri della sostenibilità ma ci sono margini.

BOERI – Torna a parlare il loquacissimo Tito Boeri, per il quale: «Occorre flessibilità in tempi stretti». Occorre introdurre flessibilità in uscita nel sistema pensionistico in tempi stretti anche perché «c’è una penalizzazione molto forte dei giovani e dato il livello della disoccupazione giovanile c’è il rischio di avere intere generazioni perdute all’interno del nostro Paese. L’Italia entrerà appieno nel sistema contributo dal 2032, troppo tardi, meglio una riforma seria e definitiva invece che uno stillicidio di riforme che disorienta le persone. Particolarmente a rischio le generazioni a partire dal 1980, che, a causa di un lavoro sempre più frammentato e della conseguente discontinuità contributiva, rischiano di andare in pensione con un ritardo di cinque anni.»

BUSTE ARANCIONI – Boeri ha parlato anche dei ritardi e delle difficoltà per la campagna informativa con cui l’Istituto diffonde le proiezioni sulla pensione futura: «Abbiamo trovato tantissimi ostacoli, soprattutto per l’invio delle buste arancioni perché, lo voglio dire con sincerità, c’è stata paura nella classe politica, paura che dare queste informazioni la possa penalizzare», ha pesato «la paura di essere puniti sul piano elettorale».

BRUNETTA – Queste ultime dichiarazioni del bocconiano Presidente hanno scatenato le opposizioni. L’On. Renato Brunetta, Capogruppo di Forza Italia va all’attacco di Boeri: «Con riferimento alle ‘sue’ buste arancioni, di cui la classe politica avrebbe paura ai fini elettorali, il presidente dell’Inps, Tito Boeri, piuttosto che accuse generiche faccia nomi e cognomi. In una fase così delicata dell’economia italiana, con le relative difficoltà sociali, non ci si può concedere il lusso di lanciare sassi e nascondere le mani. Per questo chiederemo al ministro del lavoro, Giuliano Poletti, da cui l’Inps dipende, conto delle dichiarazioni odierne del professor Boeri».

SINDACATI – I sindacati ormai non credono più nè al Governo nè, ovviamente, a Boeri. A chi le ha domandato se si fidi di quanto detto da Padoan, la segretaria della Cgil Susanna Camusso ha risposto: «No. Anche perché ho colto nelle parole del ministro un riferimento alla previdenza complementare, che è uno strumento straordinariamente utile e che bisogna incentivare, ma che non è quello che determina un cambiamento della legge Fornero». E il collega della Uil, Carmelo Barbagallo afferma che «sulla flessibilità in uscita verso la pensione sembra che non siano state portate le risorse necessarie e che l’affermazione di un apertura sia tutta virtuale».

L’inverecondo balletto sulla testa dei pensionati continua, con la vergognosa attitudine di esponenti di spicco del Governo e delle istituzioni pensionistiche a lanciare ogni tanto il sasso e poi, valutate le reazioni, tirare indietro la mano. Ma i pensionati hanno la memoria lunga e si ricorderanno di tutto al momento del voto e del referendum costituzionale, una riforma che alle pantere grigie non interessa molto: preferirebbero che il premier riservasse più attenzione ai loro problemi, ma questo sembra proprio un vano desiderio. Occorre tutelare in primis gli interessi dei vari industriali, banchieri, finanzieri, politici fedeli ecc. Ma fino a quando potrà durare questo andazzo?

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Camillo Cipriani

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