Sulla spinta del referendum delle trivelle promosso dai Governatori

Regioni: dopo il referendum Renzi prepara la riforma (e la vendetta). E progetta riduzione di numero, competenze e compensi ai politici

di Paolo Padoin - - Cronaca, Economia

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Dopo aver esultato per l’esito (per lui) positivo del referendum Renzi pensa già alla battaglia più importante, quella del referendum costituzionale, dal cui esito lui stesso ha affermato di far dipendere il proseguimento della sua esperienza politica. E intanto, come nel suo stile, prepara alcune vendette, in particolare contro le Regioni, ree di essere state promotrici del referendum del 17 aprile, che tanto lo ha infastidito.

RIFORMA – La riforma costituzionale appena varata, che il premier spera venga confermata col referendum di ottobre, oltre ad abolire il Senato è infatti destinata a limare lo strapotere, le competenze e le finanze degli arroganti governatori. Elimineremo «i troppi poteri delle Regioni» e «abbasseremo gli stipendi dei consiglieri regionali», ha spiegato il premier al Tg1. Confermando il suo disappunto con una frase sintomatica: le Regioni «anziché promuovere referendum dovrebbero preoccuparsi di tenere pulito il mare».

REGIONI – Del resto già nel corso della conferenza stampa post referendum a Palazzo Chigi il premier aveva sparato a pallettoni contro l’inefficienza delle Regioni, puntando il dito contro quelle amministrazioni che «si sono disinteressate di depuratori e collettori», contro i «presunti esperti da talk show che parlano tanto in tv e poi si dimenticano di promuovere la differenziata», e contro chi discute di turismo balneare «senza poi preoccuparsi di offrire strutture adeguate». E ha aggiunto che la prima preoccupazione delle Regioni dovrebbe essere «innanzitutto quella di ridurre le liste d’attesa nella sanità» e di dare «più attenzione» al trasporto pendolari.

COMPETENZE – Ambiente, sanità, trasporti: si tratta delle criticità più evidenti nella gestione di tante Regioni italiane. Sono le attività che costano di più e che spesso generano più insoddisfazione nei cittadini e maggiori sprechi. Questi sono proprio i comparti che di qui all’autunno, quando la riforma costituzionale dovrebbe entrare in vigore, passeranno per competenza allo Stato. Riscrivendo l’articolo 117 della Costituzione la riforma Boschi riporta infatti una ventina di materie sotto l’ala esclusiva del governo centrale. Tra queste: l’ambiente, la gestione di porti e aeroporti, i trasporti, produzione e distribuzione di energia (compresi elettrodotti, gasdotti e rigassificatori). In pratica tutti quei «colli di bottiglia» che fino ad ora hanno frenato il nostro sviluppo.

RIORDINO – Una volta incassato il via libera alla riforma costituzionale Renzi intende porre mano(finalmente) anche al riordino delle Regioni. La conferma viene dal sindaco di Pesaro, Matteo Ricci, renziano doc e vicepresidente dell’Anci. «Visto che con la riforma costituzionale vengono abolite le Province bisogna completare l’opera. Prima vogliamo mettere in ordine in casa nostra e per questo puntiamo a riordinare i Comuni, tutti, non solo quelli sotto i 5 mila abitanti, aggregandoli per funzioni omogenee. E poi bisogna ridurre il numero delle Regioni. È un processo inevitabile e su questo il governo è d’accordo». La proposta dell’Anci prevede di aggregare tra loro «le Regioni esistenti, senza spezzettarle, in modo da far loro acquisire massa tale da renderle più competitive in Europa». L’idea è di passare dalle attuali 20 ad appena 10: un taglio secco.

FRANCIA – E’ una riforma che in Francia hanno realizzato in soli otto mesi: la nuova mappa delle Regioni, approvata dal parlamento transalpino, ha sancito la loro riduzione da 22 a 13 nel quadro del progetto di riforma territoriale francese. E occorre tener conto che le Regioni francesi hanno molti meno poteri e meno finanze rispetto alle nostre, che sono da sempre una delle fonti di sperpero irrefrenabile della finanza pubblica. Se ne sta accorgendo anche il nostro governo e sembra che voglia correre ai ripari sia pure, come tipico del premier, sulla spinta di un risentimento specifico. Comunque meglio tardi che mai!

 

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Paolo Padoin

Paolo Padoin

già Prefetto di Firenze
paolo.padoin@firenzepost.it

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