La resa dei conti con Renzi a ottobre

Referendum costituzionale: i big della minoranza dem (Bersani, Cuperlo, Speranza) non firmano

di Paolo Padoin - - Cronaca, Politica

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Convention minoranza PD organizzata da Gianni Cuperlo

ROMA – Ieri abbiamo riportato la notizia della presentazione delle firme di 237 deputati del Pd per l’indizione del referendum costituzionale, ma ancora non era chiaro quali fossero le firme in calce alla richiesta. Adesso si sa che, come era prevedibile, i vecchi big del pd e in genere gli esponenti della sinistra dem hanno fatto seguito al comportamentotenuto nelle aule parlamentari e non hanno posto la loro firma. Non si placa dunque lo scontro interno al Pd sulle riforme, visto che questa scelta ha fatto andare su tutte le furie il premier e segretario Pd Matteo Renzi. «Ormai non è più una novità: nel Pd c’è ormai una parte che fa opposizione su tutto», tuona il capo del governo da Città del Messico certificando di fatto che sulla battaglia referendaria d’autunno gli equilibri interni del partito sono tutt’altro che assestati.

MINORANZA DEM – Né Pierluigi Bersani, né Roberto Speranza, né Gianni Cuperlo hanno messo la propria firma. Questa richiesta «è una sgrammaticatura», è stato il commento di Bersani mentre Cuperlo osserva come sia «più logico, naturale e giusto che ad avanzare la richiesta di referendum sia chi la riforma non l’ha condivisa». Insomma, una scelta «di galateo istituzionale» per evitare che «chi si fa la legge voglia anche un plebiscito», è la motivazione fornita dalla minoranza Pd e spiegata anche da Miguel Gotor, uno dei senatori (assieme a Carlo Pegorer) che a Palazzo Madama non hanno firmato la richiesta. Richiesta alla quale invece hanno aderito almeno una decina di esponenti della sinistra Pd (da Maria Cecilia Guerra a Federico Fornaro) incrinando, di fatto, la compattezza della minoranza sul punto.

RENZI – «La decisione del referendum era stata presa tutti insieme, se qualcuno ha cambiato idea mi spiace ma non conta, perché tutti insieme andremo a chiedere il consenso ai cittadini», avverte dal Messico Renzi mentre da Montecitorio Rosato sottolinea: «Non posso pensare che ci sia un chiamarsi fuori da quella che è una battaglia storica del centrosinistra». Ma la minoranza intanto sta pensando agli appuntamenti più vicini. «Ora la priorità sono le amministrative», avverte Cuperlo e saranno proprio le Comunali – con una partita che a Roma, in caso di convergenza del centrodestra su Giorgia Meloni diventa tutta in salita per il Pd – ad influire ancor più sulle posizioni di una sinistra Pd mai davvero convinta delle riforme renziane, sia quella costituzionale che l’Italicum.

COMITATO SI – Intanto la maggioranza pensa di costituire il Comitato per il Sì (i nomi sono quelli di Luciano Violante, Franco Bassinini e Arturo Parisi, mentre per un appoggio collaterale la Rete dei Sì che farà formazione ai promotori dei comitati territoriali si è già attivata. I centristi erano partiti già due mesi fa, costituendo il loro comitato per il sì, coordinato da Ferdinando Adornato. Comitato che, riunendo Ncd, Udc e verdiniani, si presenta come un possibile partito centrista e liberale che appoggia Renzi a prescindere.

Paolo Padoin

Paolo Padoin

già Prefetto di Firenze
paolo.padoin@firenzepost.it

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