I giovani condannati al lavoro ... a vita. Per riequilibrare il sistema

Pensioni, clamoroso da Londra: il Governo inglese vuol elevare a 75 anni l’età pensionabile

di Paolo Padoin - - Cronaca, Economia, Lente d'Ingrandimento, Politica

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CAMERON

LONDRA – Si prospetta una lunga vita lavorativa per i giovani britannici. Le nuove generazioni potrebbero infatti essere costrette ad aspettare fino a settantacinque anni prima di andare in pensione. E’ quanto prevedono gli esperti, mentre il governo conservatore del Premier David Cameron lancia un riesame del sistema previdenziale. Secondo le norme attualmente in vigore, l’età della pensione salirà per uomini e donne a sessantasette anni entro il 2028. La review dovrà dunque raccomandare se innalzare ulteriormente il limite dopo quella data, e riguarderà i lavoratori al di sotto dei cinquantacinque anni. Lo scopo del governo è di assicurarsi che le pensioni pubbliche siano sostenibili per le future generazioni e l’età pensionabile in linea con l’aspettativa di vita, ha spiegato il sottosegretario alle pensioni Ros Altmann. Per gli esperti questo vuol dire che ci sarà un’accelerazione nell’innalzamento dell’età pensionabile e che realisticamente chi comincia a lavorare adesso dovrà aspettare almeno fino alla metà dei settant’anni prima di ricevere la pensione. ‘Bomba pensioni’, titolava il tabloid di sinistra Daily Mirror, mentre il Sun ha riassunto così: «I giovani britannici hanno davanti a sé la prospettiva di lavorare fino alla morte».

VITA – Secondo gli ultimi dati, l’aspettativa di vita nel Regno Unito è di settantotto anni e otto mesi per gli uomini, e ottantadue anni e sette mesi per le donne (resta comunque un divario tra il sud più prospero e il nord industriale). Il riesame, sotto la guida dell’ex direttore generale della CBI (la Confindustria britannica) John Cridland, invierà le sue conclusioni al governo nel maggio del prossimo anno.

RAPPORTO – Intanto un rapporto indipendente commissionato dal Labour lancia l’allarme. Secondo lo studio, i contributi ai fondi pensione dovrebbero raggiungere il 15% del salario per assicurarsi almeno una pensione decente, quasi il doppio e in alcuni casi il triplo di quanto i lavoratori versano oggi in media. Lo studio del Labour, 588 pagine, è il risultato di due anni di lavoro: è stato lanciato all’indomani della riforma del sistema previdenziale che ha consentito ai lavoratori la libertà di gestione dei propri contributi. Secondo il Labour, la riforma dei Tory ha esposto i lavoratori a rischi che prima non correvano e le offerte alternative lasciano ‘seri punti interrogativi’. Al punto che senza una riforma nel futuro si tornerà a lavorare ‘until you drop’ – fino alla morte. Il pericolo è di avere una generazione che non può permettersi di andare in pensione, dice al Financial Times David Blake, che ha condotto lo studio.

UK – Il Governo e il Parlamento di Sua Maestà intendono legare l’ammontare della pensione ai contributi realmente versati, per cui se si vuole avere un assegno più robusto bisogna versare i contributi per un tempo più lungo. Dovrebbe andare qualche mese a scuola in Inghilterra il Presidente dell’Inps Tito Boeri – che ha recentemente lanciato lo stesso allarme pensione dei giovani anche in Italia – il cui sogno è però non quello di allungare al vita lavorativa per rendere sufficienti i contributi versati, ma quello di togliere una quota di pensione a chi ha versato pesanti contributi per oltre 40 anni per rimpolpare gli assegni più bassi di chi non ha versato alcun importo o ne ha versati in misura oserei dire ridicola. Questo nel nome di una malintesa e presunta equità sociale.

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Paolo Padoin

Paolo Padoin

già Prefetto di Firenze
paolo.padoin@firenzepost.it

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