Da giovedì 28 aprile a giovedì 5 maggio

«Iolanta» di Čajkovskij: mai rappresentata a Firenze, debutta al 79° Maggio Musicale

di Roberta Manetti - - Cronaca, Cultura

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Iolanta DI Pëtr Il'ič Čajkovskij

«Iolanta» di Pëtr Il’ič Čajkovskij in scena all’Opera di Firenze

FIRENZE – All’Opera di Firenze debutta «Iolanta», l’ultima opera composta da Pëtr Il’ič Čajkovskij su libretto del fratello Modest. Un piccolo capolavoro (benché si sia lontani dalle meraviglie dell’«Evgenij Onegin» o della «Dama di Picche») inspiegabilmente rimasto sempre fuori dai cartelloni del Maggio, dove pure le opere russe hanno sempre avuto un certo spazio. In generale viene rappresentata di rado in Italia, mentre all’estero la danno più spesso. A dirigere l’Orchestra e il Coro del Maggio Musicale Fiorentino avrebbe dovuto esservi Michail Jurowski, ma all’ultimo momento il nome è stato sostituito con quello di Stanislav Kochanovsky.

L’allestimento è quello del regista Mariusz Treliński, già testato con successo al Metropolitan Opera House di New York, al Teatro Wielki di Varsavia e al Teatro Mariinsky di San Pietroburgo. Dice di lui il coordinatore artistico dell’Opera di Firenze, Pierangelo Conte: «un assoluto protagonista nella scena mondiale ma pochissimo presente nei cartelloni operistici in Italia, con il quale stiamo discutendo di progetti futuri a Firenze. Affascinante ed assolutamente da non perdere la sua lettura di “Iolanta”, nella quale gli elementi favolistici del plot vengono messi in relazione con il tormento interiore di Čajkovskij».

La storia, che nel libretto, ispirato al dramma «Kong Renés Datter» del danese Henrik Hertz, è ambientata in un castello montano del Midi del XV secolo (dove Iolanta è figlia di un re di Napoli e Conte di Provenza che si chiama René, come Renato I d’Angiò il Buono, 1409-1480, che ebbe davvero una figlia di nome Iolanda di Lorena, 1428-1483, sposata nel 1445 con Federico II conte di Vaudémont), viene trasposta in un tempo e in uno spazio non ben determinati, benché più reenti. C’è una stanza dalle pareti aperte, con appesi alcuni trofei di caccia, in mezzo a un bosco spettrale dagli alberi sradicati. Il tutto è metafora della condizione di Iolanta, la figlia del re di Provenza René, che, cieca dalla nascita, viene dal padre tenuta lì segregata con la nutrice e alcune amiche per eccesso di zelo protettivo: per risparmiarle il dolore di sentirsi menomata, il re le vuole nascondere l’esistenza del senso della vista e le poche persone che possono interagire con lei non devono pronunciare alcuna parola che alla vista faccia riferimento. Consulta il medico moro Ibn-Hakia, ma questo, visitata la fanciulla, dice che potrà tentare di guarirla solo quando lei prenderà consapevolezza della sua cecità. Ma il re non ne vuole sapere e a sua volta nasconde a tutti l’handicap della figlia, promessa sposa a Robert duca di Borgogna. Questi giunge al castello insieme al conte Gottfried di Vaudémont, cui confida di essere innamorato di un’altra dama. Entrambi accidentalmente si ritrovano nel recinto proibito davanti a Iolanta addormentata. Vaudémont ne rimane subito ammaliato, mentre il duca, sospettando che ci sia sotto qualche incantesimo, corre a cercare rinforzi non appena la ragazza si sveglia. Vaudémont le fa un’appassionata dichiarazione, rivelandole indirettamente l’esistenza della luce e dei colori, oltre che dell’amore che lei subito contraccambia. Giunge il re e dichiara che Vaudémont sarà condannato a morte, se il medico moro non guarirà la figlia. A quel punto lei si fa estremamente collaborativa e, visto che il duca viene liberato dall’impegno, Iolanta guarita e Vaudémont possono convolare a nozze.

La trama è spunto per vari interrogativi psicologici, a partire dalla segregazione col pretesto della protezione dall’infelicità causata dal mondo esterno e dalla mistificazione della realtà; l’alienazione dei rapporti tra padre e figlia sono elementi che vengono approfonditi dalla regia, evidenziati dalla scenografia e dalle luci.

Opera di Firenze (Piazzale Vittorio Gui)

Giovedì 28 aprile, martedì 3 maggio, giovedì 5 maggio ore 20 e sabato 30 aprile, ore 15.30

«Iolanta (Иоланта)». Opera in un atto. Musica di Pëtr Il’ič Čajkovskij. Libretto di Modest Il’ič Čajkovskij tratto dal dramma in versi «Kong Renés Datter» (La figlia del re René) di Henrik Hertz.

Orchestra e Coro del Maggio Musicale Fiorentino diretti da Stanislav Kochanovsky; maestro del coro Lorenzo Fratini. Regia Mariusz Treliński, scene Boris F. Kudlička, costumi Marek Adamski, luci Marc Heinz, video Bartek Macias, coreografie Tomasz Wygoda.

Re René: Alexei Tanovitksi – Iolanta: Victoria Yastrebova – Robert: Mikołaj Zalasiński – Vaudemont: Vsevolod Grivnov – Marta: Mzia Nioradze – Brigitta: Maria Stasiak – Laura: Irina Zhytynska – Almerique: Mateusz Zajdel – Ibn-Hakia: Elchin Azizov – Bertrand: Federico Sacchi

Biglietti da 10 a 100 euro; orari biglietteria e vendita diretta sul sito dell’Opera di Firenze

Durata complessiva indicata sul sito: 2 ore (1 h 38′ nell’incisione diretta da Rostropovich)

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