La statistica di Eurostat

Economia: il Governo con una mano taglia, ma con l’altra aumenta di più le spese. E i conti non tornano

di Paolo Padoin - - Cronaca, Economia, Lente d'Ingrandimento, Politica

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eurostat1ROMA – Mentre il premier Renzi e il ministro dell’Economia Padoan parlano di riduzione della spesa pubblica già realizzata, avviata e programmata dal Governo, Eurostat certifica il contrario. Padoan ha detto che dal 2014 al 2015 il governo ha tagliato 18 miliardi di spesa pubblica, a cui si aggiungeranno altri 7 miliardi di tagli nel corso del 2016, per un totale di 25 miliardi di risparmio. Ma secondo i dati Eurostat la spesa pubblica continuerà a crescere, passando da 826 miliardi del 2014 a 835 miliardi nel 2016.

EUROSTAT – Qualcosa dunque non torna, o sbaglia Eurostat o mente il Governo. Veronica De Romanis, ex consulente del ministero dell’Economia, sembra propendere per quest’ultima soluzione, visto che alcune spese sono state tagliate, ma per finanziarne altre. Tant’è che il ministero dell’Economia nelle note esplicative non usa mai il termine «tagli» ma preferisce parlare di «revisione» della spesa e «risparmi».

Secondo la Corte dei Conti, però, diverse manovre di risparmio sono state addirittura più incisive di quanto sostenuto dal governo.

SANITA – Innanzitutto quelle sulla sanità . Dalla riduzione delle prestazioni gratuite, al taglio dei posti letto, al ridimensionamento delle strutture, alla riduzione dei giorni di degenza. La sanità è un bacino di risorse che si aggira attorno ai 30 miliardi l’anno e dei quali, secondo il ministero della Salute, ci sono almeno 7 miliardi aggredibili in tempi brevi. Il nodo da sciogliere è quello dei costi standard. Il che vuol dire stabilire, in base a una gara nazionale, un prezzo unico, valido su tutto il territorio. Oggi il prezzo di una siringa può variare anche 30 volte. L’obiettivo di questa revisione è risparmiare tra il 15 e il 20%.

AMMINISTRAZIONE – Anche la pubblica amministrazione ha fatto una robusta cura dimagrante. A cominciare dal blocco del turn over che ha creato un esercito di dipendenti anziani impedendo l’ingresso ai giovani. Poi il blocco degli aumenti di stipendio , fermi dal 2010. Per risparmiare si punta a ridurre le centrali di acquisto che quest’anno dovrebbero scendere da 35.000 a 33, di cui una nazionale. Di contro però, secondo una relazione della Funzione pubblica, le consulenze lo scorso anno, sono aumentate di ben il 60%. In base a quanto previsto dalla legge di stabilità, se nel 2016 si vorrà ricorrere a consulenti o collaboratori esterni non si potrà spendere più del 20% di quanto speso nel 2009.

ACQUISTI – Paletti strettissimi sono posti anche all’acquisto di mobili , tavoli, sedie, armadi e altri elementi di arredamento e computer . Giro di vite pertanto anche per l’acquisto di computer, prodotti informatici e connessioni a internet . La Ragioneria con la legge di stabilità 2016 ha introdotto l’obbligo per le amministrazioni pubbliche di provvedere esclusivamente tramite Consip. L’attuale legislazione prevede infine il divieto di acquisto di nuove auto o di stipula di contratti di leasing sino al 31 dicembre 2016.

DIFESA E SICUREZZA – La scure si è abbattuta su altri comparti. Il settore della difesa e della sicurezza è stato molto penalizzato. Polizia, carabinieri, guardia di finanza , esercito, marina, aeronautica hanno dovuto stringere la cinghia. La legge Madia ha addirittura abolito il Corpo Forestale mettendo a rischio la tutela del patrimonio naturale e paesaggistico e la prevenzione e repressione dei reati in materia ambientale e agroalimentare. I servizi nelle città, prima di competenza dei Carabinieri, verranno svolti in esclusiva dalla Polizia. Per l’ Arma dei Carabinieri ci sarà una riduzione delle Compagnie sul territorio. Sforbiciata a caserme, prefetture e commissariati.

ENTI TERRITORIALI – I tagli ai trasferimenti finanziari ai Comuni e alle Regioni hanno portato come conseguenza all’aumento delle imposte locali e alla riduzione dei servizi anche con un peggioramento qualitativo. Il ridimensionamento delle partecipate è stato deciso, ma ancora non è chiaro che fine faranno i dipendenti. La spending review non ha risparmiato gli asili nido e le mense, i trasporti . Ne hanno sofferto le grandi città con un paradosso. Mentre si chiedeva ai cittadini di ridurre l’uso dell’auto, in contemporanea venivano ridotti i mezzi pubblici . Meno bus e tram e sempre più fatiscenti per mancanza di manutenzione.

RICERCA – Sono state prosciugate le risorse destinate alla cultura e alla ricerca . L’emigrazione di tanti giovani è imputabile oltre che alla dificoltà di trovare occupazione, alla difficoltà di fare ricerca per mancanza di fondi. Rubinetti stretti infine anche per la giustizia che lamenta ancora l’allungamento dei tempi dei procedimenti. Cause infinite che si concludono spesso con la prescrizione e pratiche che si accumulano. L’Inps certifica che il sistema di calcolo contributivo sta riducendo l’assegno finale.

Se questi sono i tagli, robusti, che interessano i più svariati settori della pubblica amministrazione centrale e locale, non si capisce ancora come mai i dati ufficiali Eurostat accreditino un’altra realtà. Ma forse la risposta sta nelle spese che, in previsione delle elezioni, Renzi ha già deciso (tipo i 500 euro ai 18enni, gli 80 euro allargati anche ad altre categorie, il nuovo aereo governativo, ribattezzato «Renzi One») o promesso. E che sono destinate a superare i risparmi. Ma così non si andrà da nessuna parte, e le conseguenze sono sotto gli occhi di tutti.

 

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Paolo Padoin

Paolo Padoin

già Prefetto di Firenze
paolo.padoin@firenzepost.it

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