L'inaugurazione dell'anno accademico della scuola a Castelpulci

Firenze: Mattarella bacchetta giudici e politici. Contro la corruzione collaborate, e invita i magistrati a rispettare i loro confini

di Paolo Padoin - - Cronaca, Economia, Politica

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FIRENZE – Politica e magistratura come tutti gli altri poteri dello stato devono collaborare perché il conflitto genera sfiducia, e questo aggrava i problemi del paese e indebolisce la lotta alla corruzione, oltre a indebolire tutte le parti coinvolte. E’ il monito che il presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha lanciato a Firenze inaugurando la Scuola superiore della magistratura, che ha sede nella villa di Castelpulci a Scandicci, a suo tempo sede di un manicomio dove fu internato anche Dino Campana.

CORRUZIONE –  Combattere la corruzione è un impegno di sistema, non di un solo corpo dello Stato, che non sarebbe sufficiente, ha avvertito Mattarella osservando che «per raggiungere risultati duraturi occorre favorire le sinergie: la magistratura ha il compito di perseguire i reati, le istituzioni politiche quello di agire per prevenire e sconfiggere i fenomeni corruttivi. E quello, insostituibile, di perseguire l’interesse comune, definendo le regole di legge, e quello di dotare il sistema giustizia di norme chiare ed efficaci e di mezzi adeguati. Per questo comune obiettivo occorre perseguire forme di collaborazione istituzionale. La magistratura non è e non vuole essere un’alternativa alle istituzioni politiche, ha sottolineato ancora il capo dello Stato spiegando che l’ordinato svolgimento della vita istituzionale rafforza il senso dello Stato e il suo impegno contro il malaffare».

POLITICI – Mattarella ha affermato che è molto peggio se a commettere certi reati sono personaggi della classe dirigente. Perché da parte loro, sottolinea il presidente, «è stato assunto un duplice dovere di onestà, per sé e per i cittadini che si rappresentano». Nessuna assoluzione, insomma, ai peccati della politica, che meritano semmai una condanna più forte.

PROCESSI – Nello stesso tempo, Mattarella si colloca dalla parte della gente comune, e rileva che i processi non possono durare in eterno, la tempistica conta eccome ai fini della giustizia. Proprio in queste ore si discute in Senato di prescrizione e, per quanto Mattarella non vi faccia espresso riferimento, sembra quasi voglia dire: allungare i termini va bene, se è necessario per arrivare a sentenza, ma senza troppo esagerare come vorrebbero alcuni.

MAGISTRATI – Infine un avvertimento anche ai magistrati, tanto più significativo in quanto proviene dal Capo dello Stato quale Presidente del Consiglio Superiore della Magistratura. Serve rispetto reciproco tra i poteri, senza invasioni di campo. E alle giovani toghe, Mattarella offre un motivo ulteriore di riflessione: «I provvedimenti della magistratura incidono sulla realtà sociale, ci sono delle conseguenze», compito dei giudice è scegliere la strada che comporta minori costi collettivi. In sintesi, le toghe devono attenersi al buonsenso e alla ragionevolezza, che di solito non mancano, ma qualche volta capita l’eccezione.

 

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Paolo Padoin

Paolo Padoin

già Prefetto di Firenze
paolo.padoin@firenzepost.it

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