Come si potrà lasciare il lavoro

Pensioni: da parlamento e governo nuove proposte per la flessibilità in uscita e il potenziamento dei fondi pensione

di Paolo Padoin - - Cronaca, Economia, Lente d'Ingrandimento, Politica

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Sul tema delle pensioni, mentre stranamente da qualche giorno Tito Boeri osserva uno sdegnato silenzio (dopo le critiche ricevute per le ultime proposte) si susseguono invece dichiarazioni e proposte da parte di membri del governo e parlamentari. Che non fanno altro che aumentare la confusione e lo sconcerto dei pensionati e dei pensionandi. Il Parlamento ha approvato una risoluzione al Documento di Economia e Finanza che posticipa al 2019 il pareggio di bilancio, sul tema della flessibilità in uscita per chi deve andare in pensione. Un argomento sul quale anche il governo ha presentato informalmente la sua proposta attraverso il sottosegretario della presidenza del Consiglio, Tommaso Nannicini che ha ribadito recentemente l’opportunità di immaginare un mix di interventi per l’uscita modulato secondo le situazioni di chi la chiede, ma che abbia come filo conduttore la minimizzazione dei costi a carico delle casse dello Stato.

PARLAMENTO – I parlamentari nella risoluzione di approvazione del Def hanno chiesto al governo di studiare un intervento sulle pensioni, sostenibile per i conti pubblici, anche per chi dovesse decidere di ritirarsi in anticipo dal lavoro, attraverso un meccanismo di penalizzazioni che non sia troppo oneroso. I due documenti, identici e approvati sia dalla Camera sia dal Senato ad ampia maggioranza hanno avanzato anche diversi «suggerimenti» e chiesto esplicitamente che la questione della flessibilità in uscita venga affrontata quest’anno invitando il governo «ad adottare ogni iniziativa utile a promuovere, nel rispetto degli obiettivi di finanza pubblica, interventi in materia previdenziale volti a introdurre elementi di flessibilità per la pensione, anche con la previsione di ragionevoli penalizzazioni».

GOVERNO – Il Governo non ha ancora assunto una posizione precisa sul dossier pensioni, ma le ipotesi avanzate da Nannicini possono rappresentare delle linee guida su come l’esecutivo intenda affrontare il tema. Il sottosegretario ha, infatti, parlato di un modello con tre platee: lavoratori occupati, disoccupati e in esubero per ciascuna delle quali andrebbero individuate soluzioni ad hoc. La prima fascia individuata è quella delle persone che hanno una preferenza ad andare in pensione prima. La seconda è quella di chi ha necessità di andare in pensione anticipatamente, in quanto ha perso il lavoro e non ha ancora i requisiti d’uscita. La terza categoria sono i lavoratori che l’azienda vuole mandare in pensione prima per ristrutturare l’organico aziendale. Secondo Nannicini «si potrebbe provare a creare un mercato di anticipi pensionistici, che oggi non c’è, coinvolgendo governo, Inps, banche, assicurazioni». «In questo schema – ha proseguito – la prima categoria può andare in pensione ma con una penalizzazione leggermente più forte. Alla seconda categoria la penalizzazione gliela paga in buona parte lo Stato. Per la terza sono le aziende a coprire i costi dell’anticipo. In sintesi non sarebbe lo Stato a versare l’anticipo, ma si limiterebbe a coprire una parte dei costi con un’assicurazione a garanzia del rischio morte». Un’ipotesi alla quale vanno aggiunte le richieste della risoluzione della maggioranza che ha indicato tra le possibilità anche quella di interventi «selettivi» per alcune categorie specifiche, come «nei casi di disoccupazione involontaria e di lavori usuranti».

TFR E FONDI PENSIONE – Negli ultimi giorni sono circolate ipotesi, non confermate in sede governativa, che dovrebbero prevedere  la possibilità di destinare una quota obbligatoria del TFR ai Fondi di previdenza complementare. Questo avverrebbe con la Legge di Stabilità 2017; probabilmente diremo addio al Trattamento di Fine Rapporto (TFR) in favore dei Fondi pensione obbligatori. Da un lato verrebbe introdotta l’obbligatorietà dell’adesione ai fondi pensione, che sarebbero resi più convenienti grazie all’alleggerimento della tassazione (di circa 3-4 punti) e l’aumento della deducibilità fiscale dei versamenti; dall’altro sarebbe resa obbligatoria la destinazione di almeno una parte del Tfr alle forme di previdenza complementare. Si tratterebbe di una delle più importanti novità sul fronte delle pensioni che il Governo starebbe pensando di attuare con l’obiettivo di favorire la flessibilità del sistema previdenziale italiano. Ma tutto è ancora quasi top secret da parte governativa, e qualche anticipazione è venuta solo da qualche studio specializzato e da qualche agenzia di stampa. Vedremo  se in seguito il Governo confermerà quest’ipotesi che sicuramenre è destinta ad alimentare ulteriori polemiche nella materia già calda della previdenza.

REAZIONI – intanto su tutto il resto ci sono diverse reazioni: completamente negative quelle di parte sindacale. Il viceministro dell’Economia Enrico Zanetti (Scelta Civica) ha promosso l’ipotesi di prestito pensionistico, subito cassata dal leader della Fiom, Maurizio Landini per il quale l’idea è un’autentica “follia” e un’ennesima presa in giro. Cgil, Cisl e Uil hanno chiesto insieme di finire con la politica dello «scaricabarile» e di iniziare ad affrontare in concreto il problema. Sul tema è intervenuto anche il presidente della Commissione Lavoro della Camera, Cesare Damiano, secondo il quale il 2016 deve essere l’anno della flessibilità. Che però non va intesa come destrutturazione dell’attuale sistema legato alle legge Fornero. «Non vogliamo gettare a mare il sistema del governo Monti: la legge Fornero. Non vogliamo assolutamente allarmare l’Europa. Abbiamo un sistema solido ma si tratta di fare alcune correzioni. In un’intervista il sottosegretario alla presidenza del Consiglio, Nannicini ha parlato di flessibilità. E questa è una vittoria per la Commissione lavoro della Camera perché è da tre anni che ci battiamo. Per noi è un grande avanzamento. Chiediamo di sederci intorno ad un tavolo per affrontare l’argomento».

E’ quanto chiedono invano da mesi e mesi i sindacati, con i quali il Governo non vuole proprio confrontarsi.

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Paolo Padoin

Paolo Padoin

già Prefetto di Firenze
paolo.padoin@firenzepost.it

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