Le regole fissate nel 2011 non sono state modificate

Lavori usuranti: nelle cave si muore e la politica tace. In pensione a 62 anni. Colpa della legge Fornero

di Camillo Cipriani - - Cronaca, Economia, Lente d'Ingrandimento, Politica

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CARRARA- I recenti incidenti mortali che hanno coinvolto purtroppo due cavatori di marmo nelle Montagne Apuane a Carrara hanno riportato in auge il tema della sicurezza sui luoghi di lavoro, ma anche il problema dei cosiddetti lavori usuranti. I cavatori di marmo addirittura non appartengono neppure a questa categoria sotto il profilo del pensionamento, visto che la legge Fornero praticamente li obbliga a restare in attività fino a raggiungere oltre 42 anni di contributi. E’ anche per questo che  i sindacati del settore chiedono un intervento specifico perché non è possibile che chi lavora nelle cave vada in pensione a 62 anni e lavori per 43. «L’usura fisica ai cavatori si manifesta già dopo i  trent’anni di lavoro – dicono i sindacati – e bisogna imporre ai datori di lavoro il versamento all’Inps per i loro dipendenti come dispone la legge delle miniere».

È questo uno dei capitoli più controversi della lunga e tormentata storia delle pensioni italiane. L’introduzione di nuove regole per la categoria dei lavori usuranti sembrava una grande conquista già negli anni Novanta. Invece, non lo era, tanto che nel 2007 una legge provò a fare ordine, con poco successo. Un flop che passò poi dal tagliando della riforma Fornero che spostò ancora più in avanti l’età per accedere al pensionamento anticipato per coloro che nella vita svolgono lavori di particolare disagio. Norme rimaste sostanzialmente inapplicate e nate male, finite nel calderone parlamentare che tra rinvii, elezioni, pareri mancanti, termini scaduti, crisi di governo, fissò solo nel 2011 i criteri indispensabili per usufruire delle risorse di un Fondo utilizzato solo in minima parte.

CATEGORIE – Le categorie dei lavori usuranti, in realtà, ci sono dal 2007 e sono quattro: quella che riguarda le mansioni più gravose ed esposte a rischi come i lavoratori delle cave, delle miniere, i palombari e altro; i lavoratori notturni definiti in base a intervalli orari ben precisi; gli addetti alla catena di montaggio e i conducenti di mezzi pubblici da nove posti in su.

REQUISITI – Ogni categoria ha i suoi requisiti, modificati nel 2012. Resi così vincolanti, però, da aver creato un imbuto strettissimo che ha escluso il grosso delle pratiche inoltrate dai patronati. Su 11.124 domande presentate al 2011, ne risultano accolte 3 mila e respinte più di 8 mila. La conseguenza è stata che del fondo predisposto per le coperture, non sono stati pagati 1,5 miliardi di euro stanziati dal 2009 al 2013.

CASO CONCRETO – Operai che da 40 anni lavorano a 70 metri di profondità, in una cava di pietra speravano alla fine di godere il meritato riposo, tanto che il sindacato aveva preparato le pratiche perché a 62 anni compiuti avrebbero dovuto andare in pensione. Ma l’Inps ha detto che non avevano 10 anni di continuità aziendale. Controllate le regole è proprio così: uno degli stringenti requisiti prevede che i cavatori per 10 anni di seguito lavorino nella stessa ditta. 

Un nuovo disegno di legge è approdato un mese fa alla Camera, ma nel 2016 invece è stata imposta un’ulteriore stretta che ha ancora più irrigidito i requisiti sugli usuranti, già particolarmente cavillosi. E intanto i lavoratori continuano a morire sul lavoro, come dimostra l’Inail proprio in occasione del primo maggio: rispetto al 2014 nel 2015 sono aumentati del 16 per cento gli infortuni mortali sul lavoro, 1172 a fronte di 1009.

 

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Camillo Cipriani

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