Le affermazioni del Presidente Inps

Vitalizi dei parlamentari: Tito Boeri, agli onorevoli 193 milioni nel 2016. Prendono il doppio di quanto versano

di Camillo Cipriani - - Cronaca, Economia, Politica, Primo piano, Top News

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Tito-Boeri

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ROMA – I vitalizi dei parlamentari sono quasi il doppio di quanto sarebbe giustificato alla luce dei contributi versati. Lo afferma il presidente dell’Inps, Tito Boeri in una audizione alla Commissione affari costituzionali della Camera sui vitalizi spiegando che vi sono diverse gestioni speciali dell’Inps in cui le pensioni effettivamente erogate sono significativamente superiori a quelle pagate coi contributi versati ma in nessun caso il divario è così accentuato come nel caso dei vitalizi dei parlamentari.

PARLAMENTO – Per gli ex parlamentari sono in pagamento 2.600 vitalizi per una spesa di 193 milioni nel 2016, circa 150 milioni superiore rispetto ai contributi versati. Lo dice il presidente dell’Inps, Tito Boeri in una audizione alla Camera sui vitalizi. «Applicando – dice – le regole del sistema contributivo oggi in vigore per tutti gli altri lavoratori all’intera carriera contributiva dei parlamentari, la spesa per vitalizi si ridurrebbe del 40%, scendendo a 118 milioni, con un risparmio, dunque, di circa 76 milioni di euro l’anno (760 milioni nei prossimi 10 anni)». E ha aggiunto che se si effettuasse il ricalcolo dei vitalizi degli ex parlamentari e degli ex consiglieri regionali sulla base dei contributi versati si avrebbe un risparmio per le casse dello Stato di circa 200 milioni l’anno.

CAMERA – Stizzita e piccata l’immediata replica degli uffici della Camera dei deputati: «Gli oneri derivanti sia dal nuovo sistema contributivo, che dal sistema dei vitalizi in vigore in precedenza, gravano interamente ed esclusivamente sui bilanci interni di Camera e Senato, e non dell’Inps. Come lo stesso presidente Boeri ha ricordato – si legge nella nota di Montecitorio – i vitalizi non esistono più dalla scorsa legislatura, gennaio 2012, quando l’Ufficio di Presidenza della Camera deliberò l’abbandono del sistema che era stato adottato fin dalla prima legislatura repubblicana, introducendo un trattamento pensionistico dei parlamentari basato su un sistema di calcolo contributivo analogo a quello vigente per i pubblici dipendenti. Per avere diritto alla pensione, un parlamentare deve aver svolto la funzione per almeno 5 anni e aver compiuto i 65 anni di età.»

 

 

 

 

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Camillo Cipriani

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