Cancellata la sentenza della Corte d'appello di Firenze

Firenze, processo Fondiaria-Castello: la Cassazione annulla le condanne a Salvatore Ligresti, Gianni Biagi e Graziano Cioni

di Redazione - - Cronaca

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L'ex assessore Graziano Cioni (foto dal suo profilo Facebook)

L’ex assessore Graziano Cioni (foto dal suo profilo Facebook)

FIRENZE – La Cassazione ha annullato senza rinvio le condanne inflitte dalla corte d’appello di Firenze per corruzione sulla trasformazione urbanistica dell’area di Castello. Tra i condannati c’era anche l’ex patron di Fondiaria Sai, Salvatore Ligresti, con una pena di due anni e mezzo cancellata dalla decisione di questa sera. Condanne per corruzione annullate anche per altri imputati, tra cui gli ex assessori comunali Gianni Biagi e Graziano Cioni, l’architetto Marco Casamonti e l’ex dirigente Fondiaria Gualtiero Giombini.

Nel dettaglio, riguardo alla posizione di Graziano Cioni, oltre all’annullamento senza rinvio della condanna di appello per corruzione perchè il fatto non sussiste, la Cassazione ha stabilito prescritto il reato di violenza privata, altra accusa che gravava sull’ex assessore comunale della giunta guidata da Leonardo Domenici. Al processo di primo grado gli imputati erano stati tutti assolti, tranne l’ex assessore Biagi che fu condannato a un anno per abuso d’ufficio e turbativa d’asta, reati poi caduti in appello.

Al processo d’appello furono invece condannati come Ligresti a due anni e mezzo per corruzione lo stesso Biagi, l’architetto Marco Casamonti ed il dirigente di Fondiaria Giombini. All’ex assessore Cioni fu inflitta una condanna per corruzione di un anno e un mese.
All’origine dell’inchiesta la trasformazione di 168 ettari alla periferia nord di Firenze, di proprietà di Fondiaria Sai, da area verde a nuovi insediamenti residenziali, commerciali e di uffici. L’inchiesta della procura, affidata al Ros, individuò nei rapporti tra la compagnia assicurativa ed il Comune, ipotesi di reato per corruzione relative a vari episodi.

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Commenti (1)

  • Pierluigi

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    Tutto come quasi previsto. Ma i danni morali chi li paga?

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